Corea del Sud, data leak passaporti. Coinvolto anche il Capo di Stato Lee Jae Myung

Da Seoul, la richiesta di un nuovo organismo sulla cybersicurezza che raccordi le agenzie già operative.

La Corea del Sud è di nuovo al centro dei dibattiti sulla cybersicurezza internazionale, dopo l’avvio delle indagini su un vasto data leak di passaporti che ha coinvolto anche il Capo di Stato Lee Jae Myung. Insieme a Lee – che era impegnato in un viaggio di rappresentanza – altre 167 persone. Tra di loro, i suoi agenti di scorta e il consigliere per la Sicurezza Nazionale Wi Sung-lac. Tutti i dati sono pubblicati su un sito web a pagamento all’inizio di giugno.

Il Ministero degli Esteri Cho Hyun ha confermato le indagini, valutando comunque il caso come una fuga di informazioni piuttosto che un attacco hacker. Il ministero ha inoltre affermato che sta portando avanti ispezioni tecniche sui computer e sugli account di posta elettronica utilizzati in relazione al viaggio di Lee. Nonché, di aver adottato misure per far rimuovere le informazioni dal sito web e impedire un’ulteriore divulgazione.

Secondo l’emittente pubblica KBS, il file era stato caricato con il nome “lista passeggeri” alcuni giorni prima del viaggio di Lee in Europa a giugno, che comprendeva visite in Belgio, Italia e Francia in occasione del vertice dei leader del Gruppo dei Sette.

Più raccordo nelle indagini

In ogni caso, secondo un funzionario del Ministero degli Esteri ripreso dalla Reuters, finora non vi sono prove di una ulteriore diffusione delle stesse informazioni. Martedì comunque Lee Jae Myung ha chiesto la creazione di un potente organismo governativo per la sicurezza informatica, visti i precedenti. L’incarico di questo ente sarebbe quello di coordinare le funzioni attualmente distribuite tra diverse agenzie, in rapporto ai limiti dell’attuale capacità di proteggere i sistemi critici.

“L’attuale sistema di sicurezza, incentrato su ispezioni e interventi a posteriori, sta mostrando evidenti limiti“, ha affermato Lee durante una riunione di gabinetto. Da qui, la richiesta di un sistema preventivo completo per proteggere i servizi pubblici e le infrastrutture critiche. “Serve discutere la creazione di una task force a livello governativo che abbracci sia il settore pubblico che quello privato”.

Le vulnerabilità della Corea del Sud

Il Servizio Nazionale di Intelligence ha avviato ispezioni di sicurezza d’emergenza che hanno coinvolto oltre 2.100 ministeri del Governo centrale. La Corea del Sud ha subìto infatti ripetute intrusioni informatiche, con il settore finanziario – e non solo – particolarmente esposto.

Gli analisti hanno segnalato come le operazioni criminali abbiano interessato i comparti nevralgici del ‘Sistema Paese’ sudcoreano. Ossia:

  • le telecomunicazioni.
  • Le società di carte di credito.
  • Le startup tecnologiche.
  • Varie agenzie governative.

La questione dei sistemi nazionali

Oltre le accuse di Seoul contro la Cina e la Corea del Nord, diversi esperti hanno segnalato come i problemi restino fondamentalmente due. Il primo luogo, un sistema di sicurezza informatica che è frammentato e non centralizzato, dunque non unitario.

Si è registrata inoltre la carenza di tecnici. Anche per questo è avvenuta una moltiplicazione delle opportunità per i cyber criminali, con risposte spesso poco tempestive.

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