Corea del Sud, cyber attacco contro l’Accademia Diplomatica. I sospetti sono tutti su Pyongyang

Rubati dati relativi a diplomatici e funzionari, anche quelli operanti nelle sedi estere.

La Korea National Diplomatic Academy, l’Accademia Diplomatica della Corea del Sud, ha subìto un attacco cyber. Il ministero degli Esteri sudcoreano ha reso noto che un “volume significativo” di dati potrebbe essere stato esposto.

Durante un incontro, il portavoce del ministero, Park Il, ha dichiarato che le indagini preliminari hanno confermato una fuga di dati di notevoli proporzioni. Non è tuttavia ancora possibile stabilire con precisione l’entità della violazione né identificare tutte le informazioni compromesse.

Al momento non sono nemmeno emerse prove di un utilizzo illecito dei dati sottratti, né i potenziali reponsabili. Il Governo, tuttavia, non ha escluso alcuna ipotesi. Tra le più probabili, un attacco di gruppi cyber criminali legati a Paesi “ostili“.

Un attacco nascosto per mesi

Lunedì scorso il ministero aveva comunicato che gli aggressori erano riusciti a violare il sistema di formazione online dell’Accademia sfruttando una vulnerabilità software zero-day. Una vulnerabilità, quest’ultima, fino a quel momento sconosciuta, insieme a carenze nella configurazione della cybersecurity interna.

Secondo la ricostruzione ufficiale, gli hacker criminali avrebbero preso il controllo di un server tra aprile e maggio 2025, mantenendo l’accesso indisturbato fino a febbraio 2026. Solo allora un’agenzia governativa ha rilevato attività sospette, portando al blocco del sistema.

L’ipotesi dei dati rubati

Il server compromesso, spiega la Reuters, ospitava video dei corsi di formazione e dati necessari alla gestione amministrativa delle attività didattiche, tra cui nomi dei partecipanti e ID utente. Le autorità hanno però precisato che rimane determinare con esattezza quali informazioni siano state effettivamente esfiltrate.

Secondo il quotidiano sudcoreano Dong-A Ilbo, ci potrebbe essere stata la compromissione dei dati personali di circa 6mila tra diplomatici in servizio, ex diplomatici e funzionari di altri ministeri. Tra le informazioni potenzialmente esposte “figurerebbero anche dati relativi ai diplomatici assegnati alle sedi estere, un elemento che aumenta la sensibilità dell’incidente sotto il profilo della Sicurezza Nazionale“.

I sospetti

L’intelligence sta verificando se dietro l’attacco possa esserci un gruppo di hacker criminali legato alla Corea del Nord. Tale ipotesi, tuttavia, al momento non ha trovato conferme ma rientra tra gli scenari oggetto di indagine.

Il ministero degli Esteri ha assicurato di collaborare con tutte le agenzie competenti per ricostruire l’esatta portata della violazione, rafforzare i sistemi di difesa informatica. Nonché, “per prevenire nuovi attacchi contro le infrastrutture digitali governative“.

Le vulnerabilità della Corea del Sud

Negli ultimi mesi infatti la Corea del Sud è stata spesso al centro delle cronache per attacchi interni di hacker criminali.

Gli analisti hanno segnalato come le operazioni criminali abbiano interessato i comparti nevralgici del ‘Sistema Paese’ sudcoreano. Ossia:

  • le telecomunicazioni.
  • Le società di carte di credito.
  • Le startup tecnologiche.
  • Varie agenzie governative.

La questione dei sistemi nazionali

Oltre le accuse di Seoul contro la Cina e la Corea del Nord, diversi esperti hanno segnalato come i problemi restino fondamentalmente due. Il primo luogo, un sistema di sicurezza informatica che è frammentato e non centralizzato, dunque non unitario.

Si è registrata inoltre la carenza di tecnici. Da qui, la moltiplicazione delle opportunità per i cyber criminali, con risposte spesso poco tempestive.

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