La Corte di Appello di Columbia ha respinto il ricorso di Anthropic, con una decisione presa per due voti a uno.
Negli Usa, il Pentagono potrà continuare ad escludere Claude di Anthropic dai dispositivi militari, impedendone l’impiego, in quanto “rischio per la supply chain“. A nulla è valso il ricorso della società con base a San Francisco contro il Dipartimento della Difesa, respinto dalla Corte d’Appello del Distretto di Columbia, con una decisione deliberata per due voti a uno.
Riconosciuti, dunque, “i timori” del Governo. Il caso “Anthropic v. United States Department of War and Peter B. Hegseth” parte dalla considerazione di Washington sui “vincoli” di Anthropic. Vincoli, considerati un impedimento per le attività militari, soprattutto per quelle “considerate autorizzate e necessarie“. Si aggiunga il fatto che la stessa società aveva negato l’impiego dei suoi modelli da impiegare su armi autonome letali e per lo sviluppo di tecniche di sorveglianza di massa.
Un Tribunale Federale della California aveva invece precedentemente riconosciuto le ragioni di Anthropic che infatti ha già spiegato che ricorrerà contro la pronuncia della Corte di Appello.
Incompatibilità tra i vincoli di Anthropic e le esigenze di Sicurezza Nazionale
“Il Dipartimento“, sottolinea la Corte al paragrafo 4 della sentenza, “disponeva di ampi elementi a sostegno della propria conclusione“. Secondo quest’ultima la continua integrazione di Claude nei sistemi informativi del Dipartimento, da parte del Dipartimento stesso o dei suoi appaltatori, rappresentava un rischio per la Sicurezza Nazionale rientrante nell’ambito di applicazione della legge.
In più di un’occasione, le restrizioni del modello stesso hanno impedito che Claude di Anthropic eseguisse attività richieste da utenti governativi. E recentemente “è sorta una controversia sul fatto che i divieti contrattuali impedissero l’uso di Claude in un’operazione militare all’estero in corsa“. Rimaneva così “il Dipartimento nell’incertezza circa la capacità di Claude di funzionare come necessario e previsto“.
Tre livelli di restrizione
In termini tecnici (si veda il paragrafo 8), Anthropic ha adottato tre livelli di restrizioni (poi riconosciuti non in linea con le esigenze di Sicurezza Nazionale). Nel dettaglio:
- Sicurezza incorporata nel modello. L’addestramento di Claude avviene “secondo principi etici e di sicurezza e gli vengono impedite determinate attività pericolose“.
- Controlli tecnici aggiuntivi. Si usano sistemi esterni che monitorano l’utilizzo e cercano di bloccare attività dannose, come ulteriore protezione contro i jailbreak.
- Restrizioni contrattuali. Le condizioni d’uso di Anthropic vietano esplicitamente determinati impieghi, tra cui sorveglianza, violazione della privacy, violenza, disinformazione e interferenze elettorali.
Un precedente destinato a fare scuola
La decisione dell’Amministrazione americana rappresenta un precedente importante per il settore dell’intelligenza artificiale. Visto anche il “sostegno giudiziario” Washington potrà decidere di limitare la diffusione internazionale dei modelli più avanzati sviluppati dalle aziende statunitensi. L’AI si trasformerebbe allora in una tecnologia strategica soggetta a controlli simili a quelli già applicati ai semiconduttori e ad altre tecnologie sensibili.
Per l’Europa e per molti altri Paesi, il caso Anthropic potrebbe diventare un ulteriore incentivo ad accelerare gli investimenti nello sviluppo di modelli di AI. E al contempo, di infrastrutture digitali indipendenti dai fornitori americani.
Per approfondire
- Leggi la sentenza “Anthropic v. United States Department of War and Peter B. Hegseth” in PDF.


















