Il ministro della Pubblica amministrazione rilancia il problema delle competenze specialistiche nella cybersecurity nel pubblico: il tetto alle retribuzioni rende difficile competere con gli stipendi offerti dal mercato. “La Pa deve smettere con ragionamenti pauperistici e definire politiche salariali adeguate”.
La Pubblica amministrazione ha bisogno di specialisti della cybersecurity e di criminal hacker capaci di individuare le vulnerabilità dei sistemi prima che possano essere sfruttate in un attacco. Ma il problema, secondo il ministro della Pubblica amministrazione Paolo Zangrillo, è riuscire ad assumerli.
Il tema torna al centro del dibattito dopo i recenti attacchi informatici che hanno colpito anche i sistemi utilizzati dai frigoriferi di alcuni supermercati europei, Italia compresa.
Intervenendo all’inaugurazione di “Orientatalenti” a Mind, Zangrillo ha sottolineato la difficoltà della Pa nel competere con il settore privato per alcune delle professionalità più richieste.
“Quelli più sfigati guadagnano un milione all’anno”
“Abbiamo bisogno di professionalità specifiche sulla cybersicurezza, abbiamo bisogno di hacker, ma voi sapete quanto guadagna un hacker?”, ha detto il ministro.
Zangrillo ha poi descritto, con toni provocatori e poco condivisibili, il profilo dei professionisti che operano nel settore.
“Gli hacker sono dei signori, normalmente ragazzi tra i 18 e i 25 anni, pieni di tatuaggi e orecchini, che guadagnano mediamente, quelli più sfigati, un milione all’anno”.
Cifre, secondo il ministro, incompatibili con l’attuale struttura retributiva del settore pubblico.
“Abbiamo come pubblica amministrazione un tetto alle retribuzioni che è parametrato alla retribuzione del primo presidente della Corte di Cassazione che sono 311 mila euro all’anno; un hacker che sa fare il suo mestiere non ci viene per 311 mila euro all’anno”.
Per Zangrillo si tratta di uno dei problemi che la Pubblica amministrazione deve affrontare se vuole dotarsi delle competenze necessarie per proteggere sistemi e infrastrutture digitali.
“La Pa deve aprirsi al mercato del lavoro”
Il punto, secondo il ministro, riguarda più in generale la capacità del settore pubblico di competere sul mercato delle professionalità altamente specializzate.
“Il mercato del lavoro se ne frega del fatto che uno si chiama dipendente pubblico o privato, il mercato paga in ragione della complessità e della specificità delle competenze che tu richiedi”, ha spiegato Zangrillo.
Da qui la necessità di rivedere l’approccio alle politiche salariali per alcune figure professionali.
“Se la pubblica amministrazione vuole disporre di competenze adeguate deve smettere di fare questi ragionamenti pauperistici e deve aprirsi al mercato del lavoro e quindi definire delle politiche salariali che siano adeguate alla necessità di disporre di certe competenze”.
Il nodo sollevato dal ministro è quindi quello della capacità della Pa di attrarre specialisti della cybersecurity in un mercato nel quale le professionalità più avanzate possono ricevere offerte economiche molto superiori ai limiti retributivi previsti oggi nel settore pubblico. Una scelta che noi condividiamo pienamente. Non siamo però d’accordo su una cosa: i criminal hacker non hanno tutti tatuaggi e orecchini, e soprattutto non indossano il cappuccio. La pubblica amministrazione e chi la governa dovrebbe non credere a questi stereotipi.



















