La storia della ‘cryptoqueen’, la cinese arrestata a Londra con un tesoro da oltre 5miliardi di sterline

Qian Zhimin era fuggita dalla Cina, per rifugiarsi in una villa di Londra. In realtà, la Polizia britannica l’ha arrestata per una truffa in Bitcoin, tanto da essere condannata a 11 anni e otto mesi per riciclaggio di denaro.

Fuggire dalla Cina con un passaporto falso per la Gran Bretagna, prendere una villa a Hampstead, nel Nord di Londra e qui essere attestata e condannata “a 11 anni e otto mesi per riciclaggio di denaro“. È la storia di Qian Zhimin, riportata dalla BBC.

La donna – arrivata in Europa nel 2017 – secondo la Polizia britannica, avrebbe acquistato criptovalute per un valore complessivo di 5miliardi di sterline. Tuttavia, l’investimento sarebbe avvenuto attraverso fondi rubati a migliaia di pensionati cinesi. L’operazione e le indagini, ha spiegato la stessa BBC, hanno portato ad “uno dei più grandi sequestri di criptovalute al mondo“.

Nel pronunciare la sentenza martedì scorso, alla Southwark Crown Court, il giudice Sally-Ann Hales ha imputato a Qian Zhimin di essere “l’artefice di questo reato dall’inizio alla fine“. E in più, che “il suo movente era pura avidità”.

Com’era strutturata la frode?

Qian Zhimin si era legittimata in qualità di formale proprietaria di un’azienda, che si occupava di sviluppare prodotti sanitari high-tech e di estrarre criptovalute. In questa, più di 100mila cinesi hanno investito i loro soldi, sebbene l’operazione si sia poi rivelata una truffa.

Per pagare le ingenti spese del suo soggiorno londinese, infatti, Qian Zhimin ha trasformato il suo tesoro in moneta digitale in altri beni. Così, l’imprenditrice cinese si è finta una ricca ereditiera di antiquariato e diamanti, ha assunto un ‘suo’ assistente personale e ha convertito la criptovaluta in contanti e proprietà immobiliari.

Fermo restando il processo giudiziario, gli investitori hanno spiegato che il loro obiettivo principale sarà quello di recuperare almeno una parte del denaro dalle autorità britanniche.

Bitcoin, valore aggiunto per i cyber criminali

Negli ultimi anni, diversi analisti si sono soffermati sul rapporto tra moneta digitale e crimini informatici. Non si è affermato soltanto il tema della privacy ma anche la sicurezza degli scambi di denaro.

Dall’altro lato, gli hacker criminali potranno aumentare le estorsioni ai danni degli utenti, sfruttando ricatti e pagamenti sia tramite Bitcoin che con il consolidamento di piattaforme informatiche.

Si è infatti evidenziato come il successo di diverse operazioni criminali, abbia visto i responsabili degli attacchi ransomware alzare le somme di denaro richieste. In questi casi, sempre per non pubblicare le informazioni rubate e esfiltrate.

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