C’era la Russia dietro i 70 sabotaggi in Europa tra il 2023 e il 2024? Emergono nuovi dettagli

Secondo la Stampa, la Russia avrebbe orchestrato almeno 70 sabotaggi in Europa, in territorio NATO, tra il 2023 e il 2024, soprattutto ricorrendo ad attacchi informatici e alla diffusione di propaganda. Mosca avrebbe operato direttamente, mediante i servizi di sicurezza ma anche indirettamente, puntando su alleati e proxy.

Europa sotto attacco

Tra il 2023 e il 2024 in Europa – e in particolare in territorio NATO – ci sarebbero stati almeno 70 sabotaggi la cui responsabilità sarebbe stata imputabile alla Russia. Almeno secondo la Stampa, che ha scritto di “incendi per distruggere gli aiuti a Kiev, attacchi cyber per manipolare le elezioni, escalation di operazioni ibride“.

Dal 24 febbraio 2022, giorno dell’inizio della seconda fase del conflitto russo-ucraino, si sarebbero moltiplicati questi “incidenti“. Tutti atti classificabili come attacchi informatici, diffusione di propaganda, pianificazione di omicidi o atti di vandalismo, incendi dolosi, sabotaggi o spionaggio. Nel mirino della Federazione russa, tutti i Paesi europei sostenitori dell’Ucraina.

Un quadro complesso, in cui Mosca avrebbe operato direttamente, attraverso i propri servizi segreti ma anche ricorrendo agli alleati (nell’articolo si indica la Bielorussia). Inoltre un ruolo di primo livello l’avrebbero avuto i vari proxy (attori non statali, ingaggiati di volta in volta). Basta infatti un computer e una connessione a Internet per poter condurre delle operazioni mirate.

Operazioni senza limiti

La varietà dei sabotaggi sarebbe notevole. Si sono infatti citati: “Una stazione ferroviaria polacca in fiamme, il magazzino britannico distrutto, un soldato tedesco avvelenato“. E ancora, “blackout improvvisi, mail istituzionali violate, deepfake virali, campagne di disinformazione durante le elezioni in Romania e Moldavia“.

La presunta guerra ibrida russa in Europa avrebbe ormai una portata sempre più grande. Tanto che si tratterebbe di una guerra “silenziosa, sistematica, sempre più diffusa“.

Insomma, una serie di operazioni capillari portate avanti dalla potenza revisionista nei confronti della coalizione egemone. Secondo il centro studi Csis, il numero complessivo di attacchi russi in Europa sarebbe “quasi triplicato fra il 2023 e il 2024, passando da 18 a 70 e dopo essere già quadruplicato fra il 2022 e il 2023“.

Nel solo 2024 poi, sarebbero stati almeno i 12 casi di sabotaggio riconducibili a Mosca. Sempre in termini di paragone, sei volte più del 2022.

Come cambiano i rapporti geopolitici in Europa

Un rapporto NATO-UE ha in più spiegato che nei primi mesi del 2025 gli attacchi di guerra ibrida russi sarebbero ulteriormente aumentati. Il Paese più colpito sarebbe la Polonia (baluardo e avanguardia operativa dell’asse anti-Russia), le cui mire punterebbero a riscrivere i rapporti geopolitici regionali.

Sfruttando infatti la situazione, Varsavia sta legittimando una nuova egemonia regionale sul Mar Baltico, fungendo al contempo sia da ‘prima linea’ che da ‘ponte’ verso Kiev. I legami con le tre Repubbliche baltiche e il retroterra tedesco hanno strutturato una profondità strategica che per Mosca è una vera spina nel fianco.

Non è una sorpresa che nella lista degli Stati più oggetto delle attenzioni di Mosca, dopo la Polonia, figurerebbero proprio i Paesi baltici, la Germania, la Lituania, il Regno Unito e anche la Francia.

Le risposte di Washington

Contro la Russia, non sono mancate per questo mancate le risposte del blocco occidentale, anche semplicemente preventive.

E’ annuncio di queste ore che gli USA hanno confermato una spesa di 1 miliardo di dollari in operazioni attive di hacking. In particolare, contro le reti informatiche di tutti i potenziali avversari.

L’obiettivo dei vertici di Washington è la normalizzazione dell’uso di operazioni di hacking offensive, trasformandole in una leva strategica al pari di altre capacità militari e di intelligence.

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