Torino Capitale delle startup cyber della NATO. La città scelta per il progetto “DIANA”

Ad annunciarlo il sottosegretario Giorgio Mulé: fondi e supporto anche a imprese specializzate in biotecnologie, intelligenza artificiale e sicurezza.

La Nato ha ufficialmente selezionato Torino come acceleratore del progetto Diana, il programma da 1 miliardo di euro lanciato dall’organizzazione per il patto transatlantico con l’obiettivo di coltivare startup e centri di ricerca dedicate a tecnologie innovative. 

“Nell’ambito del progetto Diana, un’azione coordinata dalla Nato che prevede l’istituzione di alcuni acceleratori d’impresa per le startup, l’Italia ha partecipato insieme a decine di altre candidature in ambito europeo, e Torino è stata scelta per i primi nove acceleratori che saranno creati in ambito Nato”, ha annunciato ieri il sottosegretario alla Difesa Giorgio Mulè a margine dell’Innovation Cyberseurity Summit a Roma.

“Torino riceverà una dote finanziaria e organizzativa dalla Nato per poter finanziare e accompagnare con le startup quelle idee che non solo nell’ambito della difesa, ma anche nelle biotecnologie, intelligenza artificiale e sicurezza, potranno nascere in Italia”, ha detto Mulè. “Il processo è durato oltre sei mesi, la selezione è stata durissima. Siamo felici che, dalla presidenza del Consiglio al ministero della Difesa e con tutte le articolazioni locali, abbiamo raggiunto un risultato frutto di un sistema paese che ha avuto successo”.

“Torino? Un successo frutto di mesi di lavoro”

La scelta di Torino da parte della Nato come sede degli acceleratori di startup nel campo della sicurezza “è un successo e il coronamento di un lavoro sinergico portato avanti negli ultimi mesi e che valorizza al meglio uno degli asset strategici come l’aerospazio su cui Torino e il Piemonte puntano per il futuro produttivo”. Il presidente della Regione Piemonte, Alberto Cirio, e l’assessore regionale allo Sviluppo produttivo, Andrea Tronzano, commentano così l’annuncio del sottosegretario alla Difesa Mulè. “Lo scorso venti gennaio la visita della delegazione Onu proprio a Torino era stata propedeutica proprio per una valutazione delle strutture e per portare a conoscenza delle grandi qualità di un sistema di ricerca piemontese da sempre all’avanguardia – ricordano Cirio e Tronzano -. Questa iniziativa permetterà ai Paesi membri dell’Alleanza Atlantica di dotarsi di un sistema di star up innovative per aumentare le competenze all’interno della Nato”.

Torino e il progetto DIANA della NATO

Il progetto DIANA sarà “un acceleratore di startup e imprese innovative”, in campi che vanno dall’intelligenza artificiale ai computer quantistici, ha spiegato lo scorso marzo David van Weel, assistente segretario generale della Nato per le sfide emergenti della sicurezza in una presentazione alla stampa. L’Organizzazione lancerà anche un fondo innovazione, con una dotazione di 70 milioni di dollari all’anno e un orizzonte iniziale di 15 anni.

“Diana dovrà favorire lo scambio di innovazione e la collaborazione tra le due sponde dell’Atlantico. Ma anche il fluire di fondi verso i progetti considerati più interessanti e sensibili. Per fare questo, la Nato creerà una sorta di “marketplace affidabile e sicuro per mettere insieme startup e investitori privati e prevenire il trasferimento illecito di tecnologia militare”, ha annunciato l’assistente segretario generale. “L’investimento non sarà aperto a tutti, ma solo a operatori accreditati, considerati sicuri e inseriti in una white list. In questo modo, “saranno bloccate le aziende legate a paesi che non sono nell’alleanza o che hanno un buon track record”, ha precisato van Weel. Sarà effettuato uno screening per impedire che governi come quelli di Russia e Cina possano mettere le mani dentro l’ecosistema di innovazione militare che l’alleanza intende coltivare.

Diana dedicherà tutto il 2022 alla costruzione della propria governance e al proprio apparato burocratico, mentre nel 2023 aprirà le prime gare per finanziare le startup. Come previsto, a Torino la sede sarà posizionata all’interno delle Officine Grandi Riparazioni, diventate da alcuni anni un polo di rilevanza per il mondo tech e innovazione.

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