Relazione Copasir e l’infowarfare russa. Mario Caligiuri “Stiamo vivendo una fase di disinformazione permanente”

La relazione annuale del Comitato mette in luce i tentativi di condizionamento da parte di Mosca, evidenziando i rischi per il Paese, in vista delle prossime elezioni del 25 settembre. L’analisi del prof. Mario Caligiuri, presidente della Società Italiana di Intelligence e direttore del Master in Intelligence dell’Università della Calabria.

Nei giorni scorsi, stante lo scioglimento anticipato delle Camere, il Comitato Parlamentare per la Sicurezza della Repubblica – Copasir, presieduto dal senatore Adolfo Urso (FdI), ha diffuso la relazione annuale sull’attività svolta nel periodo febbraio-agosto del 2022. Il documento analizza il contesto geopolitico, ponendo l’attenzione su una serie di questioni cruciali: dal conflitto in Ucraina al processo di transizione ecologica, visto come un’opportunità per l’Italia di affrancarsi dalla dipendenza straniera; dal recente inasprimento delle tensioni a Taiwan alla postura assunta da Russia e Cina in altre aree sensibili e di diretto interesse per l’Italia, in particolare i Balcani e il Nord Africa.

Caligiuri: “Stiamo vivendo una fase di disinformazione permanente”

La responsabile relazione del Copasir purtroppo si inserisce in un periodo di campagna elettorale che ne potrebbe compromettere la rilevanza. Infatti, i tentativi di disinformazione nelle campagne elettorali sono una costante della storia nazionale. Durante la guerra fredda con i finanziamenti di USA e URSS principalmente a DC e PCI e poi successivamente con le posizioni dei media anglosassoni e con le notizie sui social diffuse principalmente da parte di Russia e Cina”, afferma il prof. Mario Caligiuri, presidente della Società Italiana di Intelligence e direttore del Master in Intelligence dell’Università della Calabria. “Dobbiamo solo comprendere che oggi stiamo vivendo una fase di disinformazione permanente, non limitata esclusivamente alla campagna elettorale, e che non proviene solo dall’esterno ma che è strutturale al sistema mediatico e politico” prosegue Caligiuri. “Nella società fluida del digitale, sarà sempre più difficile distinguere i buoni dai cattivi e le guardie dai ladri”. 

“Questo richiama”, conclude, “la vera emergenza italiana che è quella educativa, poiché il settantacinque per cento degli elettori non comprende una semplice frase nella nostra lingua. Non a caso il basso livello di istruzione potrà rappresentare sempre di più un problema di sicurezza nazionale e di attendibilità della reale natura della democrazia nel nostro Paese”.

Guerra ibrida e disinformazione

Nei molti punti affrontati nella Relazione, il Copasir pone l’attenzione sulla strategia di guerra ibrida e disinformazione messa in atto da Mosca e Pechino. “Il montaggio e la diffusione di fake news, le campagne social e l’utilizzo dei troll si affermano purtroppo quali strumenti sofisticati e pervasivi di influenza da parte della Russia, ma anche da parte di altri attori statuali, rischiando di inquinare e distorcere il dibattito pubblico italiano e quello dei Paesi occidentali e di veicolare notizie false e non verificate, del tutto non aderenti ai fatti e agli eventi”. La relazione individua quali mezzi della guerra ibrida quelle “strategie comunicative articolate nella disinformazione (tutte quelle pratiche di creazione e disseminazione volontarie di informazioni non vere o fuorvianti, con l’obiettivo di ingannare il destinatario del messaggio), misinformazione (tutte quelle pratiche di spargimento di informazioni non vere, senza la consapevolezza che siano false e, quindi, in assenza della volontarietà̀ di ingannare il destinatario del messaggio) e manipolazione dei media; in strategie data- driven che fanno uso dei sistemi di “targetizzazione” delle grandi società di social media; nell’utilizzo di trolling (l’atto di creare e disseminare messaggi e commenti online di natura violenta o diffamatoria, che spingano il ricevente ad una risposta emotiva) o molestie rivolte ai profili digitali degli utenti; nella segnalazione di massa di contenuti e account, sfruttando indirettamente i sistemi di filtraggio delle piattaforme”. 

Italia nel mirino

La relazione, poi, inquadra le attività di disinformazione all’interno di “una vera e propria guerra permanente che la Russia, e non solo, ha scatenato da diversi anni nei confronti delle democrazie occidentali. Infatti, già in occasione dell’emergenza legata alla diffusione del Covid-19, il Comitato ha rilevato che la macchina della disinformazione russa e cinese era intervenuta in maniera massiccia nel nostro Paese” ed evidenzia, inoltre, che “nel contrasto alla disinformazione emerge un chiaro deficit e ritardo del nostro Paese rispetto ad impegni, strumenti, strategie e misure che da diverso tempo sono già operativi tanto nel contesto internazionale quanto in quello dell’Unione europea e di alcuni Paesi del Vecchio Continente”, non escludendo possibili interventi di ordine legislativo e normativo. 

Gli strumenti della disinformazione, si legge nella relazione, “sono impiegati dai sistemi autoritari per condizionare le democrazie liberali ed i suoi processi elettorali e decisori e per manipolare la stessa informazione attraverso la propaganda e la diffusione di una determinata retorica e narrativa antioccidentale e costituiscono da tempo un problema che è stato segnalato ed è monitorato e che ora, dopo l’invasione della Russia in Ucraina, ha assunto dimensioni ancora più preoccupanti”. In un contesto instabile e di fortissime tensioni tra la NATO e la Russia, l’Italia riveste un ruolo cruciale, soprattutto dopo aver espresso con forza la propria collocazione euroatlantica. Nella relazione si legge che “l’Italia può quindi rappresentare il grimaldello con cui forzare l’atlantismo europeo, indebolendo anche la sua proiezione mediterranea al fine di favorire la crescente presenza strategica russa nel quadrante nordafricano, del Sahel e dei Balcani”, afferma il Copasir. 

L’infowarfare russa, specialmente in considerazione delle imminenti elezioni politiche, desta dunque molta preoccupazione. Infatti, prosegue il documento, “le nostre Agenzie di informazione e sicurezza ed il Comitato da diversi mesi stanno monitorando la situazione, nella convinzione che, in tale contesto, risulta indispensabile valutare i rischi per la sicurezza nazionale, legati alla possibile percezione che l’Italia sia maggiormente vulnerabile e permeabile all’influenza russa, anche e soprattutto per effetto delle dinamiche al conflitto in corso di svolgimento”.

Raccomandazioni

Nella relazione, il Comitato non si limita ad analizzare le diverse forme di ingerenza, ma offre alcune raccomandazioni dirette a “sensibilizzare i vari attori interessati all’adozione di buone pratiche per riconoscere, resistere e contrastare le false notizie”. In primo luogo, riprendendo le polemiche degli ultimi mesi circa la presenza di propagandisti russi sui media italiani, il Comitato precisa che “non si occupa né intende occuparsi di palinsesti, di programmi televisivi o della scelta degli ospiti, ma intende rappresentare non una preoccupazione, bensì una realtà, denunciata più volte dai nostri organismi della sicurezza, dallo stesso organo bicamerale nelle relazioni al Parlamento e dalle autorità europee, anche con le risoluzioni del Parlamento europeo sulle ingerenze, adottate a marzo e ad aprile”.

Inoltre, dopo aver ribadito il ruolo primario delle agenzie di intelligence nell’attività di individuazione e contrasto delle minacce ibride, il Copasir sottolinea la necessità di introdurre meccanismi di responsabilizzazione dei social network “che costituiscono sede e canale di informazioni affinché́ mediante meccanismi automatici o algoritmi sia possibile impedire la diffusione di messaggi d’odio e di violenza o notizie palesemente infondate”. La relazione suggerisce anche di “valutare la messa in campo di contromisure e linee-guida all’interno di una precisa strategia di sicurezza nazionale che sia in grado di identificare le vulnerabilità economiche, tecnologiche e sociali che occorre superare affinché non siano sfruttate dall’avversario”. Infine, si raccomanda di innalzare il livello di allerta da parte di tutte le autorità per “scongiurare eventuali forme di condizionamento della campagna elettorale in vista del voto del 25 settembre, tramite operazioni ibride, disinformazione e attacchi cibernetici”. 

I rischi palesati nella relazione sull’andamento della campagna elettorale hanno portato il presidente Urso a dichiarare la piena operatività del Comitato nel mese di agosto.

Senior Analyst

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