Rischiano il processo 14 indagati. Ai domiciliari solo l’imprenditore romano Lorenzo Sbraccia.
Niente arresti per i vertici di Equalize
Nonostante un “grave quadro indiziario” per tutti gli indagati del caso Equalize – con oltre 650 soggetti spiati – le richieste della Procura di Milano di arresti per i vertici non hanno avuto quasi riscontro.
Soltanto uno dei presunti responsabili ha infatti ricevuto delle misure cautelari. Non l’allora vertice della Fondazione Fiera Milano Enrico Pazzali – che possedeva il 95% dell’agenzia – sebbene la stessa procura ne avesse richiesto gli arresti in appello al Riesame.
Come ha scritto Repubblica, soltanto per l’imprenditore romano Lorenzo Sbraccia (già agli arresti per un filone parallelo alla vicenda) “sono state ravvisate anche esigenze di tipo cautelare“. E conseguentemente, c’è stata l’adozione “della misura degli arresti domiciliari”.
Le ipotesi
Come ha scritto Luigi Ferrarella sul Corriere della Sera, tra le principali ipotesi di reato contestate dalla Procura non c’era solo l’associazione per delinquere. A questa si aggiungevano infatti “accesso abusivo a sistemi informatici, corruzione, rivelazione di segreti d’ufficio“. L’avviso di conclusione delle indagini solitamente avrebbe poi dovuto preludere alla richiesta di rinvio a giudizio
Sempre citando Repubblica, il Presidente del Tribunale di Milano Fabio Roia ha redatto un comunicato nel merito. In questo, si legge che “i giudici del Riesame hanno depositato 12 ordinanze relative agli appelli presentati dalla Procura“. La quale, “chiedeva appunto il carcere o i domiciliari per altrettanti indagati nella vicenda“. Contestualmente, altre quattro ordinanze hanno ricevuto giudizio di inammissibilità.
L’accusa
Sebbene le richieste della Procura di Milano non siano del tutto state accolte dai giudici, è arrivato comunque un primo patteggiamento, da parte di Giulio Cornelli, uno degli arrestati.
Il patteggiamento avrebbe confermato come dentro l’agenzia investigativa esistesse un’associazione per delinquere. La stessa linea del PM Francesco De Tommasi, la cui accusa era proprio quella di associazione a delinquere (art. 416 Codice Penale).
La finalità dell’associazione era “il saccheggio abusivo di banche dati pubbliche attraverso non sofisticati hackeraggi del Ministero dell’Interno“. Tuttavia, di questi ultimi non ci sono tracce evidenti. Sistemici, inoltre, tutta una serie di fenomeni corruttivi verso esponenti delle Forze dell’Ordine.
Un caso nazionale
Le indagine e le prime pronunce hanno dunque ricostruito una fitta ragnatela. La quale, al netto dei grandi nomi oggetto di spionaggio (Alex Britti per esempio), ha assunto un valore in relazione alla sicurezza nazionale.
Tant’è che alle origini del caso, l’ipotesi era il gruppo di cyber-spie di Via Pattari 6, la sede dell’agenzia a due passi del Duomo, avesse un ambito operativo praticamente illimitato.
La Equalize, al 95% del manager di Fiera Milano Pazzali e amministrata dall’ex super poliziotto Carmine Gallo aveva stretto relazioni molto forti. In Italia e non solo. Tanto che sembrava avesse ricevuto il supporto, “di appoggi di alto livello, anche quello dei servizi segreti, italiani e stranieri”. Sulla base dei possibili sviluppi futuri della vicenda, emergeranno sicuramente nuovi elementi.
















