Dal Venezuela all’Iran, colpire le Telco per preparare gli attacchi veri e propri.
Da Caracas a Teheran, con una costante. Le operazioni belliche degli Usa contro Venezuela e Iran (supportando Israele in questo caso) hanno entrambe avuto “una preparazione e un supporto” cyber, prima e poi insieme agli attacchi classici.
In Sud America, l’offensiva della Delta Force e la cattura di Nicolas Maduro hanno segnato la fase finale, all’interno di una serie di operazioni cibernetiche volte ad indebolire le infrastrutture venezuelane.
Sabato scorso, invece, prima dei raid aerei (che a Teheran hanno provocato la morte della Guida Suprema del Paese, Ali Khamenei), diverse città dell’Iran sono rimaste disconnesse. Un blackout diffuso della rete Internet nazionale e attacchi informatici coordinati hanno accompagnato l’offensiva militare.
“In Iran c’è stato un totale KO delle infrastrutture di telecomunicazione. La connettività nazionale è precipitata al 4% e la rete di telefonia mobile è compromessa su scala nazionale“. Così il ministro italiano della Difesa Guido Crosetto, in audizione alle commissioni di Camera e Senato, sul conflitto in corso.
Internet KO e disorientamento cyber
In Venezuela, “il gruppo di monitoraggio Internet NetBlocks ha segnalato una perdita di connettività Internet a Caracas durante le interruzioni di corrente sabato mattina presto“.
Quasi alla stessa maniera, mentre i missili colpivano le città iraniane, numerosi cittadini non avevano Internet. In tantissimi, inoltre, hanno segnalato di aver ricevuto notifiche anomale sui propri cellulari. Non provenivano dal Governo, bensì da un soggetto esterno, che apparentemente “è riuscito a compromettere un’app molto diffusa“.
Gli utenti della piattaforma di preghiera BadeSaba (con oltre 5 milioni di download) hanno ricevuto notifiche che invitavano a una “resa dei conti”. Si prometteva anche un’amnistia a chi si fosse sollevato contro le forze governative. Non è ancora chiaro chi sia stato il responsabile dell’attacco informatico. Ancora una volta, però, guerra cyber, informativa e cinetica si sono intersecate.
Secondo il Jerusalem Post, le operazioni cyber sono parte integrante della strategia militare statunitense e israeliana, con l’obiettivo di limitare la capacità di risposta iraniana. In passato, del resto, sia Washington sia Tel Aviv avrebbero condotto attacchi informatici contro banche e piattaforme di criptovalute per esercitare pressioni sui vertici iraniani.
Le conseguenze regionali
Con particolare riferimento al quadrante asiatico, le conseguenze non si sono limitate ai confini iraniani. Amazon ha comunicato un’interruzione nel proprio data center degli Emirati Arabi Uniti, poco dopo che missili iraniani hanno colpito il Paese costiero. L’azienda ha riferito che il blackout è stato causato da “oggetti che hanno colpito il data center, provocando scintille e un incendio”.
La situazione resta in rapida evoluzione. Se in Venezuela, per il momento, sembrano scongiurati i rischi di una crisi regionale, in Asia occidentale che il conflitto armato e digitale possa allargarsi su vasta scala.
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