Trasformare la cybersicurezza nel ‘quarto comparto’ della Difesa non può tradursi in una corsa disordinata.
A difesa del cyberspazio
La proposta di legge che attribuisce al Ministero della Difesa nuove competenze operative nel dominio cibernetico rappresenta un passo necessario, che conferma ciò che da anni sosteniamo. Il cyberspazio è oggi un campo di battaglia a tutti gli effetti, e non possiamo permetterci di restare indietro.
Tuttavia, bisogna fare attenzione. Trasformare la cybersicurezza nel ‘quarto comparto‘ della Difesa non può tradursi in una corsa disordinata. Servono regole precise, responsabilità chiare e soprattutto un coordinamento effettivo con le strutture già esistenti: Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale, servizi di intelligence, Palazzo Chigi.
Inoltre, dare alle Forze Armate il potere di operare nel cyber significa rivedere parte della governance strategica del Paese. È una scelta che da inserire in una visione ampia, non come risposta episodica a una minaccia.
Fondamentale una cultura della cybersicurezza
La cybersicurezza non si costruisce con norme emergenziali, ma con cultura, formazione e pianificazione. Non possiamo dimenticare che ogni infrastruttura, ogni ospedale, ogni ente pubblico è oggi potenzialmente un bersaglio. E lo è anche ogni cittadino.
Dunque è fondamentale che questo intervento legislativo sia accompagnato da investimenti strutturali, da partnership tra pubblico e privato e da un grande sforzo nazionale di educazione digitale. Bene dunque la proposta perché va nella direzione corretta.
Tuttavia, perché possa davvero produrre benefici concreti per la sicurezza dell’Italia, servono regole chiare, competenze elevate, trasparenza istituzionale e un robusto coordinamento con le strutture civili. Solo così la cybersicurezza potrà diventare un pilastro stabile della nostra difesa nazionale.
















