Con il Chat Control l’Unione Europea potrebbe divenire la nuova avanguardia del capitalismo della sorveglianza digitale. Il contrasto alla pedopornografia, per alcuni un pretesto, porterà infatti a tracciare le relazioni e i pensieri di oltre 450 milioni di cittadini.
Migliorare il contrasto agli abusi online?
Si scrive Child Sexual Abuse Regulation (o Chat Control per gli oppositori), si legge nuova frontiera europea del capitalismo della sorveglianza. La Commissione Europea è infatti intenzionata ad introdurre dei vincoli nei confronti dei fornitori di servizi digitali, come WhatsApp, Telegram, Signal, Gmail, Facebook Messenger. Per migliorare il contrasto agli abusi sui minori online, si è infatti pensato un impianto normativo che mirerebbe alla scansione di massa preventiva dei messaggi.
Questi ‘giganti’ sarebbero obbligati a rilevare, segnalare e rimuovere automaticamente contenuti potenzialmente illegali. I vettori delle indagini e delle eventuali rimozioni sarebbero però algoritmi e AI, da applicare direttamente sui dispositivi degli utenti prima che i messaggi vengano cifrati.
Conseguentemente, ogni messaggio, immagine o link che gli utenti condividono nelle chat private potrebbe essere esaminate e tracciate da un software in tempo reale. Dall’attuale reazione nei confronti di una segnalazione, si andrebbe verso un tipo di controllo preventivo, sistematico e continuo. Di fatto, l’impianto normativo europeo diventa la base per una sistemica sorveglianza capillare.
Decisiva la prossima votazione
Sarà ora decisiva la votazione del prossimo 14 ottobre, quando il Consiglio dell’UE voterà la proposta di Regolamento 2022/0155 (COD), a tre anni dalla sua origine. Affinché passi, serve una maggioranza qualificata di almeno il 55% degli Stati membri (almeno 15), che rappresentino almeno il 65% della popolazione UE. Non mancano le critiche.
Il punto di forza della misura, almeno delle sue intenzioni, è comunque tangibile. Un impianto basato su “norme chiare, uniformi e equilibrate per prevenire e contrastare l’abuso sessuale su minori in un modo efficace e nel rispetto dei diritti fondamentali di tutte le parti interessate” è doveroso.
Ed è indubbio che un contrasto più forte e capillare a queste pratiche illecite possano portare dei benefici nella vita quotidiana dei più piccoli, sin dal breve periodo. Dietro ai lodevoli obiettivi della prevenzione e del contrasto all’abuso sessuale sui minori, si nascondono però dubbi e grandi criticità.
Si ripropone così l’eterno dilemma del rapporto tra sicurezza e libertà. Un dilemma, che è uno dei pilastri del dibattito filosofico-politico europeo degli ultimi cinquecento anni.
Qual è il prezzo da pagare?
Il nuovo piano normativo comunitario prevede in effetti regole che imporrebbero la scansione in massa dei messaggi digitali, compresi quelli crittografati. Per operare in tal senso, servono un ennesimo cambio di abitudini, considerando il valore che in Europa ha la privacy e massicci investimenti infrastrutturali.
Come ha scritto Michele Mezza su HuffPost Italia, bisognerebbe infatti allestire “un super data server continentale“. In questo, “verrebbero instradate tutte le espressioni multimediali che possano aprire una via per insidiare i bambini o far uso di materiale che alimenta attività pedoporonografiche“.
Quali sono le principali novità?
Tra le novità c’è un sistema di “moderazione dei caricamenti” per scansionare tutti i messaggi digitali, comprese immagini, video e collegamenti condivisi. Il testo disciplina che ogni servizio richiesto per installare questa tecnologia di monitoraggio “controllata” deve chiedere l’autorizzazione per scansionare le conversazioni. Chi si opporrà allo strumento non potrà condividere immagini o URL.
Secondo la proposta, la legislazione deve anche approvare e respingere la crittografia end-to-end. In un primo momento, nel testo si evidenziava come la crittografia E2E fosse “un mezzo necessario per proteggere i diritti fondamentali”.
In aggiunta, si specificava anche come i servizi di messaggistica crittografati possono “inavvertitamente diventare zone sicure“. Zone sicure “in cui materiale di abuso sessuale su minori può essere condiviso o diffuso”.
Divisioni in UE
La scorsa estate, Il Fatto Quotidiano aveva redatto una ‘mappa’ sulle posizioni interne al Consiglio. Nella riunione informale dello scorso 11 luglio “erano emerse le posizioni di 20 Stati su 27“.
Chat Control trovava il sostegno di “Italia, Spagna e Ungheria. Anche la Francia ha dichiarato che avrebbe sostanzialmente potuto appoggiare la proposta“. In quel momento invece “Belgio, Estonia, Finlandia, Germania, Grecia, Slovenia, Lussemburgo e Romania risultavano indecisi“.
Il vero ago della bilancia è rappresentato dalla Germania. Tuttavia in quella frontiera, Berlino in un primo momento aveva mantenuto delle riserve, citando le possibili l’incompatibilità di Chat Control con la Legge fondamentale tedesca.
A distanza di pochi mesi, il fronte favorevole è ancora leggermente avanti (12 i Paesi sostengono la legge), ma diversi Stati stanno cambiando posizione e il margine si sta riducendo. L’Italia, la Svezia e la Lettonia non sono più favorevoli ma indecisi, mentre la Germania e il Belgio hanno assunto una posizione ‘indecisa’, rispetto all’iniziale contrarietà.
Meredith Whittaker (Presidente Signal Foundation): “Preferiremmo abbandonare il mercato europeo piuttosto che indebolire la sicurezza dei nostri utenti“.
Tra le voci più critiche è emersa quella di Meredith Whittaker, capo della Signal Foundation. L’applicazione di messaggistica Signal ha guadagnato negli anni importanti quote di mercato, tanto che al 2025 può contare tra i 70 e 100 milioni di utenti attivi mensili.
“Non realizzeremo mai versioni dell’app con sistemi di scansione e preferiremmo abbandonare il mercato europeo piuttosto che indebolire la sicurezza dei nostri utenti”, ha dichiarato Whittaker. Da parte dell’azienda si è così ribadita l’incompatibilità piena tra l’imposizione di sistemi di controllo preventivo e i principi cardine della crittografia moderna e della tutela delle comunicazioni private.
Cosa pensa la società civile?
Sin dalle origini di questa iniziativa, inoltre, sono state diverse le mobilitazioni della società divise. Diverse organizzazioni, tra cui la Electronic Frontier Foundation, il Center for Democracy & Technology e Mozilla, avevano firmato una dichiarazione congiunta per invitare l’UE a respingere le proposte di scansionare i contenuti degli utenti.
A queste, si erano aggiunti le decine di membri del Parlamento che avevano scritto al Consiglio dell’UE per esprimere la loro opposizione alla proposta. Nel 2023, poi, un sondaggio del gruppo European Digital Rights (EDRi) suggeriva che il 66% dei giovani nell’UE non fosse d’accordo con le politiche che consentivano ai provider Internet di analizzare i loro messaggi.















