Revolut down (anche) in Italia. La causa i problemi al cloud di Google?

In diversi Paesi europei gli utenti hanno riscontrato problemi con i pagamenti tramite wallet digitali e con le operazioni ai Pos. Indagini sulle cause del malfunzionamento che potrebbe avere legami con Google Cloud.

Da stamattina in Italia ma anche in altri Paesi europei Revolut non funziona e si susseguono migliaia di segnalazioni. L’applicazione mobile non si apre, i pagamenti con carta e i bonifici non si possono effettuare. Tantissimi utenti, poi, hanno riscontrato l’impossibilità di ottenere l’accesso ai propri conti.

Dopo il recente attacco cyber che aveva sfruttato una Pec compromessa della Prefettura di Reggio Calabria – con il furto dei dati personali di circa 680 clienti – la multinazionale britannica è nuovamente al centro di una controversia. Immediate le indagini interne. L’azienda ha confermato il problema, con l’annessa impossibilità di impiegare il sistema, attraverso il suo sistema di assistenza.

Tecnici al lavoro per ripristinare il servizio

Nelle stesse ore Google ha segnalato “elevati tassi di errore” e “interruzioni di rete intermittenti” nel suo data center europeo di Londra, che interessano diversi servizi cloud. Una fonte vicina alla questione, secondo il Sole 24 Ore Radiocor, attribuisce la serie di interruzioni dei servizi di Revolut proprio a questi problemi di Google Cloud.

Inoltre, ha spiegato che si trova di fronte ad “un’interruzione che coinvolge più funzionalità della piattaforma“. In ogni caso la fintech ha comunque assicurato che i fondi e i dati dei clienti sono al sicuro. “I nostri tecnici stanno lavorando per ripristinare il servizio nel più breve tempo possibile“, ha aggiunto.

Cos’è Revolut e perché è diversa da una banca tradizionale

Il caso assume un peso particolare anche per le dimensioni raggiunte da Revolut. Nata nel 2015 come fintech dedicata soprattutto a pagamenti e cambio valuta tramite smartphone, nel tempo si è trasformata in una vera banca digitale, ampliando l’offerta a conti, carte, risparmio, investimenti, credito e servizi finanziari per privati e imprese.

La differenza rispetto a gruppi come Intesa Sanpaolo o UniCredit è soprattutto nel modello. Revolut è nata direttamente nell’era dello smartphone e ha costruito il rapporto con il cliente quasi interamente intorno all’applicazione. Non ha quindi una rete tradizionale di filiali paragonabile a quella delle grandi banche storiche: per il cliente l’app non è semplicemente uno dei canali disponibili, ma rappresenta di fatto il principale punto di accesso alla banca.

È proprio questa caratteristica ad averne favorito una crescita molto rapida, soprattutto tra i clienti più giovani e abituati a gestire ogni operazione finanziaria dal telefono.

Perché le autorità europee guardano con attenzione alle banche digitali

La crescita delle banche digitali interessa però sempre di più anche le autorità europee. Non perché Revolut sia necessariamente meno sicura di una banca tradizionale, ma perché l’aumento dei clienti rende molto più rilevante qualsiasi problema di continuità tecnologica.

Una piattaforma che serve milioni di persone può trasformare un guasto informatico in un disservizio su larga scala nel giro di pochi minuti. Il rischio aumenta quando una parte consistente dell’infrastruttura finanziaria dipende da pochi grandi fornitori tecnologici esterni, come i cloud provider.

È anche per questo che la sicurezza bancaria non viene più valutata soltanto sulla capacità di impedire il furto di denaro o di dati. Oggi conta sempre di più la cosiddetta resilienza operativa digitale: la capacità di una banca di continuare a fornire i propri servizi anche quando un sistema, un data center o un fornitore tecnologico subisce un’interruzione.

Una questione diventata centrale anche con il regolamento europeo DORA, che rafforza gli obblighi del settore finanziario nella gestione dei rischi informatici e delle dipendenze dai fornitori ICT.

Perché Revolut è andata in tilt mentre Intesa e UniCredit continuano a funzionare?

Il punto non è che Intesa Sanpaolo o UniCredit siano immuni dai blackout. Anche gli istituti tradizionali possono avere problemi ai sistemi informatici, all’home banking o alle applicazioni.

La differenza sta soprattutto nell’architettura tecnologica utilizzata da ciascuna banca. Se, come indicano le prime ricostruzioni, l’interruzione di Revolut è collegata ai problemi registrati da Google Cloud a Londra, l’incidente avrebbe colpito direttamente una parte dell’infrastruttura da cui dipendevano i suoi servizi. Altre banche possono utilizzare data center differenti, altri cloud provider oppure sistemi distribuiti su più infrastrutture. I grandi gruppi bancari tradizionali dispongono inoltre spesso di architetture costruite nel corso di decenni, nelle quali convivono data center proprietari, sistemi interni, infrastrutture cloud e diversi fornitori esterni.

Questo non rende automaticamente un modello migliore dell’altro. Un’infrastruttura cloud può essere più moderna, flessibile e facilmente scalabile. Ma quando un servizio finanziario diventa fortemente dipendente da una determinata infrastruttura, la capacità di prevedere sistemi alternativi e procedure di continuità diventa essenziale.

La sicurezza digitale non significa soltanto proteggersi dagli hacker

Oltre al problema operativo in sé, il malfunzionamento della piattaforma solleva un altro motivo di riflessione. Nel momento in cui un servizio funziona ed è affidabile si assiste infatti all’aumento della platea dei suoi potenziali utenti. Tutto questo produce efficienza, ma anche una sorta di “dipendenza“, che rende progressivamente più costoso e complesso sostituirlo. Soprattutto in caso di malfunzionamento.

Sicurezza non significa soltanto impedire a un criminale informatico di rubare password, denaro o informazioni personali. Significa anche garantire che il cliente possa continuare ad accedere ai propri soldi quando un sistema tecnologico smette di funzionare.

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