Usa vs Cina, la risposta cinese alle accuse di cyber attacchi. R. Razzante: “Le guerre ormai sono all’arma cyber”

La Cina ha espresso indignazione per le affermazioni degli Stati Uniti e dei suoi alleati di aver ingaggiato gruppi criminali per eseguire attacchi informatici.

Dopo le accuse di Washington di attacchi informatici contro alcune aziende statunitensi, Pechino ha risposto, promettendo una reazione energica qualora gli Stati Uniti e gli alleati imponessero delle sanzioni.

La risposta della Cina

In un’editoriale su Global Times, considerato la voce del Partito Comunista, la Cina ha espresso indignazione per le affermazioni degli Stati Uniti e dei suoi alleati di aver ingaggiato gruppi criminali per eseguire attacchi informatici, inclusi attacchi ransomware, e di aver perpetrato la violazione del sistema di posta elettronica di Microsoft all’inizio di quest’anno.

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Pechino ha definito le affermazioni come enormi bugie e ha minacciato conseguenze devastanti se Washington procedesse con un’azione sanzionatoria.

“Una pratica del genere non può essere eseguita nel sistema cinese ed è completamente inspiegabile dal punto di vista della motivazione”, si dice nell’articolo. “Se gli Stati Uniti adotteranno misure aggressive, effettueranno attacchi informatici a livello nazionale contro la Cina o imporranno le cosiddette sanzioni alla Cina, reagiremo”. La risposta di Pechino rappresenta solo l’ultimo episodio di uno scontro che, nei giorni scorsi, aveva visto il ministro degli Esteri cinese Wang definire gli Stati Uniti come “la più grande minaccia alla cybersecurity globale”.

Rischio di escalation

La dichiarazione congiunta di lunedì, di portata storica per il coinvolgimento diretto della NATO in funzione anti-cinese, era stata presentata domenica sera con una conferenza stampa in cui un funzionario americano lasciava intendere la possibilità di ulteriori azioni contro la Repubblica popolare cinese.

L’amministrazione Biden sembra dunque determinata a portare avanti un approccio duro nei confronti di Pechino. Contro questa linea di pensiero, però, la Cina si è schierata in modo forte, mettendo in dubbio la premessa fondamentale delle accuse statunitensi: “Qual è il motivo e il vantaggio per la Cina di lanciare attacchi informatici su larga scala contro gli Stati Uniti e colpire gravemente le relazioni Cina-USA come hanno accusato gli Stati Uniti? Quale informazione o beneficio economico dagli Stati Uniti è più importante della reputazione nazionale della Cina?”.

Pechino è poi tornata ad affermare la natura del suo sistema politico, aggiungendo che “gli Stati Uniti hanno persino affermato che la Cina ha consentito agli hacker contractor di perseguire il proprio profitto personale…non sappiamo se gli Stati Uniti e le società occidentali controllate dal capitale abbiano tale logica, ma è totalmente impensabile nella Cina socialista”.

Usa vs Cina: clima da guerra fredda

Oltre all’impegno a rispondere ad eventuali sanzioni statunitensi, Pechino ha messo in guardia Washington, esortandola ad abbandonare la logica dello scontro. Nell’articolo, infatti, si afferma che “Le feroci accuse mosse da Washington hanno quasi distrutto ogni fiducia tra Cina e Stati Uniti nel campo del cyberspazio” e che “Il sospetto reciproco è destinato ad aumentare in modo significativo. Ci sarà una maggiore probabilità che entrambe le parti possano giudicare erroneamente che l’altra parte stia lanciando attacchi informatici”. Di tale scenario, si legge nell’articolo, “Washington deve assumersi la responsabilità” e “Neanche gli alleati degli Stati Uniti ne trarranno beneficio”.

Ranieri Razzante: “Le guerre ormai sono all’arma cyber

Le guerre ormai sono all’arma cyber”, afferma il prof. Ranieri Razzante, Consigliere per la cybersecurity del Sottosegretario alla Difesa, on Giorgio Mulé. “È singolare per me, come tecnico, notare come non esista una ‘moda cyber’, anche se troppi ne parlano senza conoscerne i confini. C’è invece una realtà che vede internet e le infrastrutture informatiche nazionali come bersagli di una nuova guerra asimmetrica tra potenze statali. Un espansionismo che mira a superare i luoghi fisici per occupare quelli virtuali. Con l’aggravante “investigativa” che il dark web, e gli angoli nascosti di un dominio, o di siti e pagine, nonché reti, è potenzialmente non perimetrabile, con nessun posto di blocco o intercettazione telefonica”.

I crimini finanziari, le web extorsions – ha ripreso Razzante, che insegna nell’Università di Bologna Legislazione antiriciclaggio e che ha pubblicato un mese fa, per l’editore Pacini, un testo sul tema – sono in rapida crescita proprio per quanto sopra”.

Esperto in Relazioni internazionali e Geopolitica

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