Le Big Tech spesso vengono associate al tema della sicurezza informatica, ma anche a temi quali censura e controllo. Pratiche associate a forme di autoritarismo ‘cibernetico’, ma che se regolamentate sono un pilastro per la sicurezza nazionale.
Sicurezza cyber e derive autoritarie
I rischi per la privacy connessi alle Big Tech hanno un legame diretto con le politiche nazionali di sicurezza informatica. Sono diversi, in questo senso, gli appelli da parte delle organizzazioni che tutelano i cittadini.
Non ultimi quelli di Ron Deibert, direttore del Citizen Lab, una delle organizzazioni più importanti che indagano sugli abusi dei software spia da parte dei governi. Secondo quanto ha dichiarato a TechCrunch Deibert ha problematizzato la questione, parlando di “discesa verso una sorta di fusione tra tecnologia e fascismo”.
E nel sottolineare il ruolo delle piattaforme Big Tech, ha aggiunto che queste starebbero “alimentando un tipo di insicurezza collettiva davvero spaventosa“. La quale, “in genere non viene affrontata da questa folla, da questa comunità, come un problema di sicurezza informatica”.
L’ordine dei rischi per gli Usa
Soffermandosi sulla situazione statunitense, Deibert ha descritto i recenti eventi politici negli Usa come una “drammatica discesa verso l’autoritarismo”. Ed è qui, però, che interverrebbe la comunità della sicurezza informatica, fondamentale per offrire tutele e difese.
Storicamente, infatti, almeno a Washington, il settore della sicurezza informatica ha sempre cercato di distanziare il più possibile la politica. Se non altro fino alle scelte degli ultimi mesi.
Si conferma, dunque, come alle scelte politiche possano corrispondere una serie di risposte da parte del settore privato, anche in relazione alla possibilità di definire gli investimenti interni.
Big Tech e spyware
In questi termini le Big Tech come Meta, Google e Apple potrebbero arrivare a fare un passo indietro nella lotta contro lo spyware governativo, talvolta definito spyware “commerciale” o “mercenario”. Le compagnie in effetti potrebbero smantellare i propri team di threat intelligence.
Si tratta di quei gruppi dedicati, formati da esperti di sicurezza che tracciano gli hacker governativi. Sia quelli che lavorano all’interno di agenzie governative, come il Ministero della Sicurezza di Stato cinese o le agenzie di intelligence russe FSB e GRU, sia aziende come NSO Group o Paragon.
Questi stessi comparti offrono un servizio fondamentale per la sicurezza nazionale. Si pensi a quando WhatsApp ha scoperto che NSO Group aveva hackerato oltre 1.400 dei suoi utenti nel 2019. Oppure, a quando Apple ha scoperto che alcuni hacker criminali stavano utilizzando spyware governativi per prendere di mira i suoi clienti e ha informato le vittime degli attacchi.














