Prima la cybersecurity, poi il mercato globale dell’Internet of Things spiccherà il volo

Secondo l’ultimo rapporto del clusit ogni azienda è a rischio attacco rilevante nei prossimi 12 mesi. la cybersecurity diventa così priorità per il completo sviluppo

Lungo la strada che separa le compagnie che progettano, sviluppano e producono dispositivi e servizi IoT dagli affari d’oro previsti dagli analisti si parano però alcuni ostacoli che rischiano di complicare la corsa. Nemmeno poco. Si fa infatti presto a parlare di città intelligenti, auto a guida autonoma, case comandate a distanza e di fabbriche connesse. La realtà è che il passaggio dalle parole ai fatti è molto più complicato di quanto traspare dalla narrazione entusiasta che accompagna l’evoluzione del mercato. Fra tutte le sfide che attendono, spaventano e stimolano gli addetti ai lavori ce ne sono alcune più pressanti delle altre.

Quella più evidente è sicuramente legata alla sicurezza informatica, che costituisce un elemento di sviluppo imprescindibile e trasversale. La crescita qualitativa e quantitativa del crimine informatico è sotto gli occhi di tutti e parla da solo il fatto che, secondo l’ultimo rapporto del Clusit, ogni azienda indipendentemente dalla dimensione o dal settore di attività sia a rischio concreto di subire un attacco informatico di entità significativa nei prossimi 12 mesi.

Il mondo business è quello che fa più gola agli hacker, per una semplice prospettiva di maggior guadagno economico. E non c’è bisogno di spingersi fino alle grandi offensive contro la rete energetica ucraina o all’ondata eclatante di ransomware degli ultimi mesi per capire gli effetti di un’offensiva ben congegnata. Basta ricordare il caso dell’hotel austriaco che a inizio anno si è trovato con tutti i clienti fuori dalle stanze a causa di un attacco contro il sistema informatico che governa l’apertura delle porte. Ma ciò non significa che non siano obiettivi potenziali la casalinga che cucinerà il pranzo della domenica con il suo forno connesso o il ragazzo che farà la spesa ordinando dal frigorifero smart.

Calcolando che il mercato globale dell’IoT, stima Markets&Markets, vale oggi 170 miliardi di dollari e varrà qualcosa come 561 miliardi fra 5 anni, si capisce bene perché gli hacker si stiano sfregando le mani. E anche l’Italia è nel mirino, avendo movimentato nel 2016 un giro d’affari da 2,8 miliardi (dati Osservatori Polimi), con una crescita del 40% seppur dovuta in buona parte (circa la metà) all’obbligo normativo per le utility di mettere in servizio almeno 11 milioni di contatori smart entro fine 2018.

Più oggetti saranno connessi, più difficile sarà il lavoro. E questo aumento andrà fronteggiato anche da un altro punto di vista, trasversale tanto quanto la cybersecurity e ad essa legato: quello delle infrastrutture. Dall’integrazione di banda larga, reti Narrowband-IoT e 5G dovrà venir fuori un sistema capace di garantire un flusso ininterrotto di scambio dati fra dispositivi, stazioni radio e data center distanti fra loro anche centinaia di chilometri. Serviranno investimenti adeguati e questo è un altro problema. Stimare la domanda di connettività ad alto livello non è facile e gli operatori rischiano di fare un conto senza oste, come accaduto sul fronte consumer con la banda ultra-larga che in molti Paesi, Italia inclusa, non sta ancora pagando quanto sperato. (a.fr.) </p>

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Andrea Chittaro Snam