Dati sanitari, rubati risultati test Covid-19 a 1,4 milioni di parigini

Colpita la sanità dell’Île-de-France

Il fatto è relativo al 2020, ma la notizia è stata diffusa in questi giorni soltanto a seguito della denuncia presentata dall’Assistance Publique – Hôpitaux de Paris (AP-HP) e dall’Agenzia Nazionale per la Sicurezza dei sistemi informatici, alla Procura della Repubblica di Parigi, per il furto massiccio di file contenenti dati personali di carattere sanitario.

Il cyber attacco si è concentrato su un servizio di condivisione di file interno dell’AP-HP, che è uno dei network sanitari più grandi al mondo, a cui aderiscono 39 ospedali universitari dell’area metropolitana di Parigi e in cui lavorano oltre 100 mila persone, per un totale di più di 20 mila posti letto.

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Si allarga così il numero di casi di cyber attacchi alle infrastrutture sanitarie europee, come il caso di questa settimana dell’attacco ransomware all’Ospedale San Giovanni di Roma.

La denuncia è relativa al furto di dati sanitari personali di 1,4 milioni di cittadini dell’Île-de-France, principalmente risultati dei test Covid-19 eseguiti a metà dell’anno passato.

Furto di dati

Si tratta di un enorme volume di informazioni sull’identità dei soggetti sottoposti a test e al risultato degli stessi, ma anche sul personale medico che li ha effettuati, con tanto di recapiti telefonici e indirizzi delle abitazioni.

Non sembra siano state trafugate altre tipologie di informazioni, né sui pazienti, né sui cittadini che si sono sottoposti a test, né sugli operatori sanitari, perché, hanno spiegato in un comunicato ufficiale dall’AP-HP, il sistema colpito dal cyber attacco è stato utilizzato solo nel settembre 2020 per trasmettere informazioni al sistema nazionale di tracciamento dei contatti Covid, SI-DEP.

Il comunicato specifica, inoltre, che il Sistema Informativo Nazionale Screening o SI-DEP, non è stato interessato da nessun tipo di incidente informatico.

Al momento, non si hanno ulteriori informazioni, né sul tipo di attacco, né sui responsabili. Il dossier è passato alla Commissione nazionale per l’informatica e le libertà (CNIL).

Giornalista pubblicista, Digital content developer

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