Nell’ambito del “Progetto Bromo”, l’obiettivo sarà creare un’azienda produttrice di satelliti per competere con i rivali cinesi e statunitensi, incluso Starlink di Elon Musk.
Per una nuova space economy europea
Leonardo, Airbus e Thales stanno aumentando gli sforzi per creare una nuova joint venture, da 10 miliardi di euro, con l’intenzione di creare una sinergia per la produzione di satelliti. Il progetto dovrebbe avere base in Francia e nelle prossime settimane si continuerà a lavorare per un accordo formale di base. Secondo la Reuters, un memorandum of understanding potrebbe arrivare nelle prossime due settimane.
Nell’ambito del “Progetto Bromo”, l’obiettivo delle tre società sarà la creazione di un nuovo polo europeo, per competere con i rivali cinesi e statunitensi, tra cui Starlink di Elon Musk.
I segnali politici finora sono stati incoraggianti, ma i dettagli relativi alla proprietà e alla governance, necessitano dell’approvazione degli Stati. L’iniziativa dovrebbe infatti includere delle sezioni specificamente dedicate alla protezione degli interessi nazionali di Italia e Francia.
Michael Schoellhorn (CEO, Airbus Defence and Space): “Queste operazioni richiedono sempre due momenti“
Nel frattempo, importanti conferme sono arrivate anche da parte di Michael Schoellhorn, Amministratore delegato di Airbus Defence and Space.
In un’intervista al Corriere della Sera Schoellhorn ha spiegato: “Queste operazioni richiedono sempre due momenti. Il primo è la firma, l’impegno a unire le forze. Poi vi è la fase che porta alla vera chiusura dell’accordo. In questo caso, penso che la firma potrebbe avere luogo nel 2025”.
Le trattative tra le parti erano cominciate un anno fa e dopo una decisa accelerazione nella scorsa estate continueranno sicuramente nei prossimi mesi. Il tutto, all’interno di una serie di incontri che sono già stati fissati. Nessuno vuole sbilanciarsi ma le necessità geopolitiche e geo-economiche del presente potrebbero sbloccare qualsiasi impasse.
Esempi e precedenti europei
La volontà di creare una sinergia europea nel settore non ha finora trovato una risposta effettiva. I principali fallimenti sono dovuti in parte alle preoccupazioni dell’antitrust, in parte alle rivalità nazionali.
Starlink e un mercato sempre più orientato verso i satelliti più economici e a orbita bassa hanno tuttavia ridisegnato le priorità. Il rischio, per i principali produttori satellitari europei, è che senza la razionalizzazione e l’unione delle rispettive risorse, si perdano delle decisive quote di mercato.
I colloqui per rimodellare la struttura del settore fanno parte di un più ampio tentativo da parte dell’Unione Europea di rafforzare la propria autonomia strategica. Le crescenti tensioni geopolitiche e il cambio di postura degli USA costituiscono infatti uno scenario ricco di opportunità.
Per l’accordo sui satelliti resta da capire quali saranno le direzioni dei Governi di Roma e Parigi. In questo senso potrebbero fungere da riferimento due realtà affermate. In primo luogo, l’alleanza MBDA (il 37,5% a testa tra Airbus e BAE Systems, il restante 25% a Leonardo). Oppure, la più recente Gcap per un caccia di sesta generazione tra Italia, UK e Giappone (dove tutti possiedono il 33% delle quote).














