Tokyo 2020, un banco di prova per mobilità e la cyber security

Giochi Olimpici di Tokyo 2020 si preannunciano come un evento futuristico e unico: senza dubbio il Giappone ci sorprenderà ancora una volta con la sua capacità di innovazione tecnologica e con il suo desiderio di primeggiare e stupire l’opinione pubblica internazionale.

Se un turista si trovasse nella Tokyo del futuro – fra soli 3 anni – potrebbe sperimentare tutte le possibilità offerte dalla robotizzazione e dall’interconnessione dei servizi di una vera smart city.

Un aspetto particolarmente affascinante di questo scenario sarà poter vedere all’opera, tra le strade e i grattacieli di Tokyo, mezzi di trasporto tecnologicamente avanzati, come macchine a guida automatizzata e mezzi pubblici a levitazione magnetica.

Le Olimpiadi saranno il banco di prova per osservare opportunità e rischi della mobilità del futuro: non solo perché per la prima volta questa sarà impiegata su larga scala, ma anche perché sarà necessario dare risposte all’elevato rischio di attacchi cibernetici alle infrastrutture.

Per esempio, durante i Giochi gli spostamenti nella capitale nipponica saranno facilitati da Taxi Robot, una tecnologia in grado di ridurre gli ingorghi e di supportare tutti, compresi disabili, anziani e persone a mobilità ridotta. Sul fronte della sicurezza stradale, i taxi automatizzati promettono di ridurre considerevolmente i fattori che portano agli incidenti: dopotutto, distrazione, sonnolenza e ubriachezza non sono rischi che un robot possa correre.

La compagnia che fornirà il servizio prevede di ricevere presto le prime autorizzazioni per operare in condizioni controllate. I sistemi di guida senza pilota sono già una realtà, ma per il loro effettivo utilizzo servirà – in Giappone, ma presto anche in Italia – non tanto un avanzamento tecnico quanto l’impegno degli organi istituzionali nel regolamentare un contesto radicalmente nuovo.

La connettività delle vetture porterà inoltre alla creazione di una quantità enorme di dati, e questo avrà effetti rivoluzionari nel mondo automotive, sia dal punto di vista economico sia delle necessità per la sicurezza informatica. La mobilità automatizzata gestita grazie alla connessione in cloud costituisce infatti anche una formidabile opportunità per lo sviluppo di un mercato collegato.

Il recente studio “Monetizing car data” di McKinsey prevede che entro il 2030 l’uso dei big data porterà un giro d’affari globale compreso tra i 450 e i 750 miliardi di dollari. Dobbiamo considerare infatti che già entro il 2020 le auto capaci di connettersi autonomamente potrebbe interessare il 70-80% delle nuove vetture, per un totale che supererà gli 85 milioni di veicoli.

Le ragioni che compongono questo scenario economico e le relative opportunità sono molteplici, ma è sufficiente elencarne alcune per avere un’idea complessiva. Il potenziamento e perfezionamento delle tecniche di raccolta dei big data permetteranno ad esempio di ottimizzare servizi e soluzioni tecnologiche, come scatole nere per le auto e polizze assicurative personalizzate per ogni automobilista, “pay as you drive” o “pay how you drive”.

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