Relazione italiana sulla politica dell’informazione per la sicurezza

Gli eventi che hanno segnato il 2017 in un’ottica intelligence evidenziano, una volta di più, come la tutela della sicurezza nazionale richieda, contestualmente, capacità di prevenire e contrastare minacce tradizionali, così come di far fronte a profili di rischio che, pur non nuovi, assumono, per caratteristiche e modalità, veste e valenza inedite.

Un compito che chiama gli Organismi informativi ad un costante affinamento di prassi e metodologie, così come di schemi e griglie ermeneutico-analitiche, al fine di adeguare la propria azione a contesti e problematiche che sono e restano per definizione fluidi.

La circostanza che l’anno appena trascorso abbia marcato la ricorrenza del decennale della riforma del Comparto, introdotta con la Legge 124 del 3 agosto 2007, fa della presente Relazione, oltre che la sede per riferire al Parlamento ai sensi dell’art. 38 della medesima Legge, un’occasione per svolgere una riflessione sul passato recente e sul futuro prossimo della nostra intelligence.

La riforma ha prodotto un cambiamento profondo nel modo di concepirsi, di strutturarsi e di operare degli Organismi informativi. Tale cambiamento ha consentito al Comparto di risultare pienamente attrezzato per mitigare l’impatto sulla sicurezza nazionale dei grandi mutamenti che sono nel frattempo intervenuti sul piano geopolitico, economico-finanziario e tecnologico.

Una disamina, pur sintetica, dei macro-fenomeni che hanno interessato il mondo, e con esso il nostro Paese, evidenzia in effetti come l’ultimo decennio abbia fatto segnare trasformazioni che hanno già profondamente inciso sul nostro modo di vivere, anticipando ulteriori evoluzioni, ancora non chiaramente prefigurabili. Sotto il profilo geopolitico, è giunto a maturazione, dopo lunga incubazione, un processo che ha visto l’affermarsi di nuovi colossi globali e la loro ricerca – anche in modo coordinato, come nel caso dei Paesi BRICS – di un ruolo adeguato al conquistato status di grandi potenze e di uno sviluppo economico in grado di migliorare in tempi ristretti il tenore di vita di milioni di cittadini in condizioni di povertà.

Si tratta di una dinamica alla quale ha contribuito, insieme con il protagonismo degli “emergenti” e dei “ri-emergenti”, il ripiegamento degli USA da molti scenari e che ha implicazioni rilevanti sia sul piano globale che su quello regionale, dove hanno trovato spazi e impulsi nuovi alleanze e frizioni, tradizionali o di più recente conio

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