Nuovo blitz della GdF contro le IPTV illegali, sequestrate 500 risorse web e 40 canali telegram. Col. t.ST Berruti: “Finanziare il crimine digitale significa finanziare le mafie”

Il Col. t.ST Gian Luca Berruti del Nucleo Speciale Tutela Privacy e Frodi Tecnologiche della Guardia di Finanza spiega a Cybersecurity Italia l’operazione che ha portato la chiusura di oltre 500 risorse Web e dei relativi 40 canali Telegram. L’intervista.

La Guardia di Finanza ha sequestrato 500 siti web illegali e 40 canali Telegram che offrivano in un solo abbonamento a prezzi bassissimi qualsiasi canale Tv e Pay Tv per vedere tutte le partite di calcio.

L’indagine, condotta dal Nucleo Speciale Tutela Privacy e Frodi Tecnologiche della Guardia di Finanza, è stata un’importante operazione di contrasto alla pirateria audiovisiva dedite alla vendita di attività di IPTV (Internet Protocol Television), ovvero la diffusione (in questo caso non autorizzata) di contenuti televisivi attraverso Internet.

L’abbonamento unico, chiamato “Applicazione ufficiale” prometteva, con un costo irrisorio, di guardare le pay tv in simultanea da qualunque dispositivo e offrivano una prova gratuita di un’ora, assicurando la garanzia di anonimato. Il nucleo speciale della Guardia di finanza dichiara in una nota di aver “implementato un vero e proprio sistema di tracciamento che ha consentito di individuare i fruitori dei flussi pirata. Chiunque ha provato a collegarsi ai servizi pirata è stato immediatamente reindirizzato su un apposito pannello informativo che avvertiva che il sito tramite il quale si stava visionando il programma era sottoposto a sequestro e i dati di connessione tracciati”.

Col. t.ST Gian Luca Berruti

In questo modo le forze dell’ordine hanno appurato “l’esistenza di un nuovo sistema di gestione dei flussi informatici, denominato Stream Creed, che risulterebbe derivare dal codice sorgente della già nota Xtream Code, piattaforma pirata mondiale smantellata dallo stesso nucleo speciale nel 2019″.

Il Col. t.ST Gian Luca Berruti del Nucleo Speciale Tutela Privacy e Frodi Tecnologiche della Guardia di Finanza ha spiegato a Cybersecurity Italia l’operazione che ha portato la chiusura di oltre 500 risorse Web e dei relativi 40 canali Telegram.

Cybersecurity Italia. Quanto avete impiegato per portare a termine l’operazione?

Col. t.ST Gian Luca Berruti. Una settimana circa. Le attività operative sono iniziate sulla rete con gli anticipi dell’ultima giornata della Serie A e si sono concluse la sera della finale di Conference League. L’utilizzo di strumenti tecnologici di ultima generazione (Bot, Avatar, piattaforme di Web Intelligence o di tracciamento/analisi delle cryptovalute solo per citarne alcuni) ha fatto la differenza.

Gli operatori, tra cui in particolare gli analisti, ottengono infatti importanti benefici sia in termini di risultato che di rapidità ed efficacia dell’indagine quando possono disporre di tali tecnologie. Questi strumenti, uniti ad una continua formazione, a mio giudizio rappresentano oggi l’imprescindibile bagaglio per le investigazioni sulla rete.

Nel caso specifico è stato possibile intervenire tempestivamente anche grazie all’expertise maturato nel settore dalla Procura di Napoli che si è occupata della vicenda attesa la riproposizione di alcuni portali e risorse informatiche già oggetto di indagine di quella Autorità Giudiziaria.

Cybersecurity Italia. Quali sono i reati connessi all’utilizzo delle IPTV illegali in Italia e in Europa?

Col. t.ST Gian Luca Berruti. L’articolo 171 octies della Legge 22 aprile 1941, n. 633 (Legge sul diritto d’autore) punisce con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa da 2.582 a 25.822 euro anche chi utilizza per uso pubblico e privato apparati o parti di apparati atti alla decodificazione di trasmissioni audiovisive ad accesso condizionato effettuate via etere, via satellite, via cavo, in forma sia analogica sia digitale. Per quanto riguarda invece le sanzioni amministrative davanti al Prefetto, l’art. 174- ter prevede l’applicazione di una sanzione amministrativa da 154 a 1032 Euro per chiunque abusivamente utilizzi, duplichi, riproduca opere o materiali protetti, oppure acquisti o noleggi supporti audiovisivi, fonografici, informatici o multimediali non conformi alle prescrizioni della legge sul diritto d’autore.

Cybersecurity Italia. Cosa possiamo dire ai consumatori e gli utenti di internet affinchè non utilizzino e finanzino questo tipo di attività?

Col. t.ST Gian Luca Berruti. Anzitutto, come emerge dallo studio IPSOS/FAPAV, le risorse sottratte dalla violazione del diritto d’autore all’industria dell’intrattenimento ammontano annualmente a un miliardo e 100 milioni di euro, con un impatto negativo sul PIL di quasi 500 milioni e sopratutto una costante perdita di oltre 6000 posti di lavoro. La nostra ultima operazione dimostra, ancora una volta, che quella che comunemente chiamiamo ‘pirateria’ è in realtà un crimine informatico, di vasta portata, organizzato su scala internazionale e sul quale traggono profitto le organizzazioni criminali.

Finanziare il crimine digitale significa dunque finanziare le mafie. E’ quindi indispensabile tutelare l’offerta legale e l’impresa sana che rispetta le regole contrastando questi fenomeni che costituiscono ostacolo alla crescita ed alla realizzazione di un mercato pienamente trasparente e concorrenziale su cui basare lo sviluppo di una società più equa ed attenta ai bisogni di ciascun consumatore.

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