Kaspersky, il ministero dell’Interno: “Abbiamo sostituito l’antivirus”. Niente affiancamento con altri software

Al question time del deputato Paolo Romano, il sottosegretario all’Interno Nicola Molteni ha annunciato: “Il Dipartimento per gli Affari Interni e Territoriali ha disinstallato Kaspersky da tutti i sistemi server e client e l’ha sostituito con software di diversa provenienza. Anche altri Dipartimenti stanno facendo lo stesso, nel minor tempo tecnico possibile”.
 

Il ministero dell’Interno dice addio all’antivirus Kaspersky. È la prima pubblica amministrazione, tra i 2.297 acquirenti pubblici italiani del software sviluppato dalla società, con headquarter a Mosca, fondata e guidata dal russo Eugene Kaspersky, a comunicarlo ufficialmente. 

Ad annunciarlo è stato oggi il sottosegretario al Viminale Nicola Molteni nella risposta all’interrogazione del deputato Paolo Romano nella Commissione Affari costituzionali. Cybersecurity Italia pubblica il testo della risposta immediata del Ministero dell’Interno.

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ministero Interno Kaspersky

In cui si legge che: “Il Dipartimento per gli Affari Interni e Territoriali ha comunicato l’avvenuta ultimazione della disinstallazione dei prodotti Kaspersky da tutti i sistemi server e client dipartimentali e la sostituzione con software di diversa provenienza”. 

Sta facendo lo stesso, ha raccontato il sottosegretario, anche il Dipartimento dei Vigili del Fuoco del Soccorso Pubblico e della Difesa Civile e che “sono state avviate le attività amministrative e contrattuali per la sostituzione, nel minor tempo tecnico possibile, del prodotto Kaspersky già in uso su altri apparati”.

Dunque, il ministero dell’Interno ha applicato così il decreto-legge Ucraina che ha inteso la parola “diversificazione” dei prodotti di cybersecurity in uso con “sostituzione”. E non con l’approccio di affiancamento con altri software a quelli di Kaspersky.

Il deputato Romano si è detto “parzialmente soddisfatto della risposta dell’Interno”, perché, ha spiegato a Cybersecurity Italia, “se da un lato il ministero ha fatto chiarezza spiegando la scelta di rimozione del software russo da tutti i sistemi dell’Interno, non sono soddisfatto del decreto-legge Ucraina emanato dal Governo, perché la parola ‘diversificare i prodotti in uso’ lascia molti interrogativi”. 

“E mi auguro”, ha aggiunto, “che tutte le altre aziende e Pa strategiche del Paese, che utilizzano lo stesso software, facciamo chiarezza come fatto dal ministero dell’Interno”.

“Perché non ho presentato emendamenti al decreto-legge? Quando il testo era alla Camera”, ha concluso Paolo Romano, “avevo il Covid e quindi non ho potuto farlo ed ora il testo è al Senato con la fiducia del Governo: quindi non emendabile”.

Sarà, allora, la circolare dell’Agenzia per la cybersicurezza nazionale a togliere qualsiasi ambiguità del decreto-legge? Franco Gabrielli, sottosegretario con delega alla cybersecurity, nell’intervista al Corriere della Sera, ha usato la parola “dismettere”. Ecco la sua frase: “Quella di sistemi antivirus prodotti dai russi e utilizzati dalle nostre pubbliche amministrazioni che stiamo verificando e programmando di dismettere, per evitare che da strumento di protezione possano diventare strumento di attacco”. 

L’Agenzia cyber con una circolare indicherà alle Pa hardware e software “sicuri”?

Nel dettaglio, il decreto-legge prevede:

“Le categorie di prodotti e servizi sono indicate con circolare dell’Agenzia per la cybersicurezza nazionale, tra quelle volte ad assicurare le seguenti funzioni di sicurezza: 
sicurezza dei dispositivi (endpoint security),  ivi compresi applicativi  antivirus,  antimalware  ed  «endpoint   detection   and response» (EDR); «web application firewall» (WAF)”.

Per approfondire:

Il video del question time Romano-Molteni (dal minuto -4:19:00)

Direttore responsabile, Giornalista

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