Il Regno Unito vuole tenere fuori dalla Brexit la cybersecurity

A proposito punta ad accordi con l’UE su condivisione d’intelligence nella cyber security e sulla data protection.

Il Regno Unito vuole tenere fuori dalla Brexit la sicurezza e in particolare quella informatica. Londra a proposito vuole lavorare con l’UE per mantenere e ampliare gli accordi legati alla difesa cibernetica, una volta che il paese sarà uscito dal blocco. In particolare la Gran Bretagna è molto sensibile su 2 temi: la condivisione d’intelligence nella cyber security e la data protection. Il concetto è che nessuno da solo è in grado di contrastare le minacce presenti e future. Di conseguenza, è imperativo lavorare insieme.

A questo proposito, il governo di Theresa May si è detto pronta ad avviare discussioni approfondite con le controparti. Inoltre, propone una stretta cooperazione tra l’Information Commissioner’s Office britannico e le autorità UE per la Protezione dei Dati. Infine, sostiene che la ricerca sull’intelligenza artificiale (AI) dovrebbe rimanere collaborativa tra il paese e l’Unione Europea.

Londra ha diffuso un white paper in cui sottolinea la necessità di lavorare insieme contro le minacce cibernetiche per proteggere i cittadini e l’economia

Tutti questi temi fanno parte di un White Paper, che il Regno Unito ha appena diffuso sulla post Brexit. Nel documento si ricorda l’importanza di una cyber security condivisa e della necessità che ci sia massima cooperazione tra tutti gli attori nazionali. Altrimenti, i primi a farne le spese sarebbero i cittadini e l’economia. Infatti, nel testo si specifica che le aree più minacciate da una mancanza di consenso cross-border sarebbero quelle dell’e-commerce e delle forze di sicurezza. A riguardo, Londra propone che venga mantenuto il trasferimento regolare dei dati da e verso l’Unione Europea, vitale non solo per le imprese europee. Ma anche per i consumatori. In questo contesto si propone infine il riconoscimento di forme equivalenti di documenti d’identità elettronici, che siano considerati sicuri nell’UE e in UK.

Fonte: difesaesicurezza.com