Aumentano negli Usa le critiche alla videosorveglianza, in particolare per il trattamento dei dati personali.
Da tempo negli Usa sempre più cittadini sono critici nei confronti dei sistemi di videosorveglianza, preoccupati per come le aziende private del settore, ad esempio la Flock, trattano dati e informazioni personali. Secondo una recente indagine, il numero dei contrari a queste pratiche avrebbe superato quello dei favorevoli.
YouGov ha infatti condotto un sondaggio su 20mila persone in tutti gli Usa, condividendone i risultati con il Washington Post. Da quanto è emerso, il 46% degli intervistati si è dichiarato “contrario alla presenza delle telecamere di sorveglianza di Flock nelle proprie realtà, con il 38% è favorevole“.
In termini di confronto con lo scorso anno, l’inversione di tendenza è stata netta. Un anno fa, in effetti, la maggioranza degli intervistati aveva espresso un’opinione positiva.
Preoccupazioni sulla privacy
Flock, ha spiegato TechCrunch, è una delle aziende di sorveglianza più conosciute negli Usa. Per questo, è divenuta una sorta di simbolo delle critiche. La società gestisce oltre 120mila sistemi di lettura automatica delle targhe, in grado di registrare e tracciare gli spostamenti dei veicoli sul territorio.
L’azienda è però finita al centro di numerose polemiche dopo diverse segnalazioni sull’utilizzo improprio delle sue telecamere da parte delle forze di Polizia. Le controversie hanno spinto decine di comunità americane a respingere l’installazione dei sistemi Flock oppure a cancellare i contratti già sottoscritti. In particolare, motivando queste decisioni con “le preoccupazioni legate alla privacy“.
Il sondaggio ha evidenzia inoltre un altro elemento significativo. “Un numero crescente di intervistati ritiene che la presenza di questi sistemi di sorveglianza non li farebbe sentire più al sicuro“.
Interrogativi sull’impiego delle telecamere
Da parte sua, la stessa Flock ha ribadito che esiste “un ampio consenso a favore della propria tecnologia di sorveglianza“, seppur “il sostegno non sia incondizionato“. L’azienda ha inoltre sottolineato di aver già adottato nuove misure di sicurezza e garanzie a tutela degli utenti.
Le organizzazioni che contestano l’operato della società, tra cui l’American Civil Liberties Union (ACLU), ritengono però che le nuove garanzie siano insufficienti. Continuano al contrario a sostenere che la Flock sia “una seria minaccia per le libertà civili“. La questione va inquadrata nelle più ampie critiche in materia che ultimamente hanno interessato tutta l’Amministrazione.
Nel frattempo, la protesta contro i sistemi dell’azienda si è intensificata. La scorsa settimana Garrett Langley, Amministratore delegato dell’azienda con base ad Atlanta ha invocato “un compromesso” tra esigenze di sorveglianza e tutela della privacy. Il tutto, dopo l’aumento degli episodi di vandalismo contro le telecamere della stessa società.
Il sondaggio ha comunque evidenziato un cambiamento nell’opinione pubblica americana. Se fino a poco tempo fa, evidenziano gli esperti, “la promessa di maggiore sicurezza sembrava sufficiente a garantire il sostegno alla tecnologia, oggi la tendenza sta cambiando“. E così “privacy, libertà civili e controllo sull’utilizzo dei dati stanno assumendo un peso sempre maggiore nel dibattito“.


















