Secondo il NYT gli esperti di intelligence marittima osservano che sempre più imbarcazioni nell’area stanno adottando strategie per sottrarsi ai controlli da quando, lunedì, è entrato in vigore il blocco Usa sul traffico da e verso i porti iraniani.
Un nuovo schema di attività ingannevoli emerge nello Stretto di Hormuz, segnalando come il blocco navale statunitense stia modificando il comportamento delle navi legate all’Iran. Secondo quanto riportato dal New York Times, cresce il ricorso a tecniche elusive per evitare l’individuazione da parte delle autorità.
Gli esperti di intelligence marittima citati dal quotidiano statunitense osservano che sempre più imbarcazioni nell’area stanno adottando strategie per sottrarsi ai controlli da quando, lunedì, è entrato in vigore il blocco Usa sul traffico da e verso i porti iraniani.
Dallo “spegnimento radar” allo spoofing
Fino a poche settimane fa, dopo gli attacchi statunitensi e israeliani contro l’Iran, le esportazioni iraniane proseguivano senza interruzioni e senza particolari esigenze di occultamento. Nelle ultime 24 ore, però, come evidenzia il giornale, la situazione è cambiata: diverse navi stanno manipolando i sistemi globali di tracciamento per ridurre la propria visibilità.
Secondo il diritto marittimo internazionale, ricorda il NYT, la maggior parte delle grandi navi commerciali deve utilizzare transponder che trasmettono automaticamente nome, posizione, rotta e un codice identificativo univoco. È proprio su questi sistemi che intervengono le tecniche di spoofing.
I comandanti possono inserire dati falsi su origine e destinazione, simulare l’identità di altre navi o spegnere temporaneamente i dispositivi, scomparendo da un punto per riapparire altrove con informazioni alterate.
Tecniche già viste con la “flotta ombra” russa
Le modalità utilizzate richiamano quelle sviluppate dalla cosiddetta “shadow fleet” russa per aggirare le sanzioni dopo l’invasione dell’Ucraina, come sottolineato dal New York Times.
Questo approccio ha consentito a Mosca di continuare a esportare energia nonostante le restrizioni. Oggi, secondo quanto riportato, tecniche simili sarebbero adottate anche da navi collegate all’Iran.
Secondo un report di Windward citato dal New York Times, alcune imbarcazioni risultano “oscurate”, mentre altre, già sanzionate o con bandiere sospette, continuano comunque a operare. “Gli operatori stanno testando in tempo reale i limiti dell’applicazione del blocco”, si legge nell’analisi riportata dal quotidiano americano.
Il limite fisico dello stretto
La diffusione di queste pratiche rischia di trasformare lo Stretto di Hormuz in un ambiente informativo sempre più opaco.
L’uso di identità false e segnali alterati rende più difficile per le forze navali identificare le navi da intercettare. Il sistema marittimo globale, già complesso, complica ulteriormente le operazioni: una nave può essere di proprietà di un Paese, noleggiata da un altro e navigare sotto una terza bandiera, rendendo difficile attribuire responsabilità e tracciarne i movimenti.
Nonostante le tecniche di occultamento, i margini di manovra restano limitati. Lo Stretto di Hormuz è un passaggio obbligato e relativamente stretto, difficile da attraversare senza essere individuati.


















