Cyber crime, più di 100 arresti tra Spagna e Italia

Operazione “Fontana-Almabahia”

Guarda il video dell’operazione di Polizia italo-spagnola

Si conclude una delle indagini europee più complesse riguardanti il cyber crime e le sue truffe in rete. Nome in codice “Fontana-Almabahia”, l’operazione è stata condotta dalla Polizia di Stato italiana e dalla Polizia spagnola, con il supporto attivo delle Agenzie continentali Eurojust ed Europol.

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In totale sono 106 gli arresti, quasi tutti eseguiti in Spagna e in minor misura nel nostro Paese. Numerose le perquisizioni a case e altre strutture, mentre sono 118 i conti bancari bloccati, per un business che solo nell’ultimo anno aveva fruttato ai cyber criminali un giro d’affari superiore ai 10 milioni di euro.

L’indagine, condotta dal Servizio Polizia Postale e delle Comunicazioni, dal Compartimento per la Puglia e dai poliziotti spagnoli, coordinata per la magistratura spagnola dal Giudice istruttore di Arona e per l’Italia dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Bari, ha consentito il sequestro, oltre dei conti bancari, anche di decine di device elettronici, 224 carte di credito, carte SIM e terminali per i punti vendita, con l’aggiunta di una piantagione di marijuana.

In particolare, la Joint Cybercrime Action Taskforce (J-CAT) dell’Europol ha partecipato alle operazioni di Polizia con un proprio team specializzato sul campo.

Il cyber riciclaggio e gli attacchi phishing/vhishing

Anche se gli arresti sono avvenuti per la maggior parte in terra spagnola, in realtà si tratta per lo più di cittadini italiani che, come spiega la Polizia Postale nel suo comunicato odierno, vivevano alle Canarie, soprattutto a Sud di Tenerife.

Un gruppo di criminali dediti alle frodi e le truffe online e al cyber riciclaggio di denaro, la cui struttura arrivava a comporsi di più di 150 membri.

Il sistema si basava su attacchi phishing e vhishing (i primi mirano ai soldi, i secondi alle informazioni sensibili) molto avanzati per sottrarre codici di sicurezza di apparecchi elettronici con cu ignari utenti accedevano ai propri conti online o facevano acquisti con le proprie carte di credito.

Tra le vittime sono stati rintracciati cittadini di Italia, Spagna, Germania, Inghilterra e Irlanda.

Le somme sottratte venivano in seguito riciclate attraverso l’acquisto di criptovaluta, o reinvestite in ulteriori attività criminali, quali prostituzione, produzione e traffico di droga, traffico di armi, secondo quanto riferito dagli agenti di Polizia.

Giornalista pubblicista, Digital content developer

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