Cavi sottomarini. Tra fragilità e risposte securitarie: NATO, UE e il ruolo dell’Italia

I cavi sottomarini sono infrastrutture essenziali per le comunicazioni globali, attraverso le quali passa oltre il 95 % del traffico Internet mondiale, con un flusso di dati che raddoppia ogni 24-30 mesi e con miliardi di dollari di transazioni finanziarie giornaliere, per una lunghezza totale di 1,2 milioni di chilometri (più di tre volte la distanza dalla terra alla luna).

Lo scorso 24 febbraio quattro cavi sottomarini sono stati danneggiati nel Mar Rosso. L’accaduto, secondo i dati della società di telecomunicazioni di Hong Kong HGC Global Communication, ha bloccato almeno il 25% del traffico Internet tra l’Asia e l’Europa.

Il 26 febbraio, poi, i media israeliani hanno diffuso la notizia secondo la quale i danneggiamenti sarebbero riconducibili alle rappresaglie portate avanti dagli Houthi, i ribelli yemeniti filo iraniani che, per spirito di solidarietà verso il popolo palestinese, stanno compiendo nel Mar Rosso e nel Golfo di Aden attacchi missilistici e atti di sabotaggio contro navi che ritengono collegate a Israele.

Gli Houthi hanno declinato ogni responsabilità per l’accaduto, mentre da parte statunitense l’ipotesi più accreditata ricollega il danneggiamento nel Mar Rosso all’attacco missilistico dei ribelli yemeniti del 18 febbraio contro la nave Rubyma, la cui àncora, come riportato dal consigliere alla sicurezza nazionale della Casa Bianca, John Kirby, avrebbe danneggiato i cavi durante l’affondamento.

La dinamica appare incerta, ma l’incidente nel Mar Rosso evidenzia ancora una volta la fragilità dei cavi sottomarini e di tutte le infrastrutture strategiche subacquee, fondamentali per la connettività e per il trasporto di energia.

I cavi sottomarini: ruolo strategico e fragilità

I cavi sottomarini sono infrastrutture essenziali per le comunicazioni globali, attraverso le quali passa oltre il 95 % del traffico Internet mondiale, con un flusso di dati che raddoppia ogni 24-30 mesi e con miliardi di dollari di transazioni finanziarie giornaliere, per una lunghezza totale di 1,2 milioni di chilometri (più di tre volte la distanza dalla terra alla luna).

Il processo di transizione digitale, accelerato dalla fase pandemica, e l’avvento dei nuovi e più potenti standard di comunicazione, come il 5G e le tecnologie da esso abilitate, hanno posto i cavi al centro dello sviluppo economico e sociale delle società moderne, diventando oggetto della competizione geopolitica tra le grandi potenze.

Diverse, però, sono le criticità in ordine alla sicurezza, trattandosi di infrastrutture esposte a una serie di fattori che possono minacciarne l’integrità fisicae il funzionamento: atti di sabotaggio e attacchi informatici ad opera di attori statali o non statali, danneggiamenti legati ad attività umane, come la pesca, o ad eventi naturali, come terremoti e fauna sottomarina.

È proprio un evento sismico che nel mese di marzo ha messo fuori uso quattro dei più importanti cavi che servono l’Africa, lasciando quasi l’intero Continente senza accesso ad Internet e generando forti ripercussioni sul tessuto economico e sociale.

Ulteriori elementi di criticità, poi, si riscontrano nella  tendenza a utilizzare rotte prestabilite nella posa dei cavi, creando punti di strozzatura che, in caso di eventi naturali o di attacchi, espongono intere reti di cavi al rischio di collasso e, quindi, al blocco delle comunicazioni tra una miriade di Paesi.

I punti di strozzatura rappresentano un rischio anche nei punti di atterraggio sulla terraferma, si pensi, ai casi di atti terroristici o di operazioni di intelligence finalizzate a installare dispositivi per registrare o sottrarre dati (c.d. tapping).

È per queste ragioni che, in ottica di prevenzione, molti esponenti dell’industria consigliano di adottare un approccio basato sulla ridondanza e sulla diversificazione tanto delle rotte quanto dei punti di atterraggio.

Dominio subacqueo: la strategia NATO

Il sabotaggio dei gasdotti Nord Stream 1 e 2 ha catalizzato l’attenzione della politica e dell’opinione pubblica europea sull’ambiente underwater.

Il tema è stato sollevato durante il vertice NATO di Vilnius dell’11 e 12 luglio 2023 nel quale l’Alleanza ha ufficialmente riconosciuto la centralità delle infrastrutture strategiche sottomarine, impegnandosi altresì a lavorare per la loro protezione.

Nel comunicato finale, infatti, al punto 65 si legge: “La minaccia contro le infrastrutture sottomarine critiche è reale e sta aumentando” e si precisa che“Qualsiasi attacco deliberato contro le infrastrutture critiche degli Alleati sarà affrontato con una risposta unita e determinata; questo vale anche per le infrastrutture sottomarine”, aggiungendo che: “Siamo impegnati a identificare e mitigare le vulnerabilità e le dipendenze strategiche rispetto alle nostre infrastrutture critiche e a prepararci, dissuadere e difendere dall’uso coercitivo dell’energia e da altre tattiche ibride da parte di attori statali e non statali”.

Il vertice ha prodotto anche la decisione di istituire il Centro marittimo per la sicurezza delle infrastrutture critiche sottomarine all’interno del Comando navale dell’Alleanza atlantica (MARCOM) e di creare una rete che riunisca la NATO, gli alleati, il settore privato e altri attori rilevanti per migliorare la condivisione delle informazioni e lo scambio delle migliori pratiche.

È in quest’ottica che la NATO ha stretto la cooperazione con l’Unione Europea, lanciando nel gennaio 2023 la task force per la protezione e la resilienza delle infrastrutture critiche.

Nel giugno scorso, la task force ha concluso i lavori con la pubblicazione di un rapporto che valuta i rischi per la sicurezza delle infrastrutture critiche in quattro settori chiave: energia, trasporti, digitale e spazio.

Nelle conclusioni, il documento individua alcuni punti sui quali fondare la cooperazione NATO-EU. In particolare, nei punti 7 e 8, si raccomanda di: migliorare la consapevolezza delle implicazioni sulla sicurezza derivanti dalla partecipazione o dal controllo delle infrastrutture critiche da parte di entità o fornitori di paesi considerati come concorrenti strategici, anche nelle reti 5G; esplorare possibilità di scambio su come migliorare il monitoraggio e la protezione delle infrastrutture critiche nel dominio marittimo da parte delle autorità competenti e discutere le modalità per migliorare la situational awareness in ambito marittimo.

L’azione dell’UE

A livello europeo, l’Unione ha lavorato in più direzioni, dapprima aggiornando la strategia di sicurezza marittima, poi trattando la tematica delle sicurezza dei cavi sottomarini in una recente raccomandazione della Commissione, che ha l’obiettivo di promuovere sinergie a livello UE per aumentare la sicurezza e la resilienza dell’infrastruttura. La Commissione raccomanda agli Stati membri azioni specifiche per valutare e migliorare il coordinamento sia per quanto riguarda la sicurezza e la resilienza delle infrastrutture di cavi sottomarini nuove ed esistenti sia per quanto riguarda il sostegno alla realizzazione congiunta o al potenziamento significativo di tali infrastrutture attraverso progetti di interesse europeo sui cavi (CPEI).

La Commissione, inoltre, annuncia la creazione di un gruppo informale di esperti il cui scopo è fornire alla Commissione consulenza e competenze in relazione alle azioni future da intraprendere in base alla raccomandazione. Si chiede poi agli Stati di assistere la Commissione nella presentazione di un toolbox per la sicurezza dei cavi, che stabilisca misure per mitigare rischi, vulnerabilità e dipendenze, in particolare in relazione ai fornitori ad alto rischio, oltre a cooperare per sviluppare capacità di manutenzione e riparazione delle infrastrutture di cavi sottomarini.

Il dominio subacqueo e il ruolo dell’Italia

Il dominio subacqueo rappresenta un ambito in cui l’Italia si candida a svolgere un ruolo cruciale, non solo per la sua posizione strategica nel Mediterraneo, che ospita il 16% del traffico Internet mondiale e che di recente è tornato al centro della politica estera italiana con il Piano Mattei, ma soprattutto per l’inaugurazione a La Spezia, il 12 dicembre del 2023, del Polo nazionale della dimensione subacquea, che punta a diventare un hub strategico.

Il Polo nasce sotto l’egida della Marina militare con l’obiettivo di diventare un incubatore delle conoscenze e delle tecnologie necessarie per esplorare la dimensione sottomarina e difendere le sue infrastrutture critiche. La governance del Polo sarà interministeriale e si fonderà sulla cooperazione tra strutture pubbliche e private, secondo una logica di sistema che riunirà la marina Militare, il mondo accademico, scientifico e l’industria, come ha spiegato Nello Musumeci, Ministro per la Protezione civile e le Politiche del mare, in sede di inaugurazione del Polo.

Si tratta dunque di una nuova realtà che mira ad aggregare e valorizzare le eccellenze italiane e contribuirà, sul piano esterno, a consolidare la leadership dell’Italia nel settore, proponendosi come un punto di riferimento per NATO e UE nella protezione delle infrastrutture critiche sottomarine.

Il Ministro, poi, in occasione della Giornata Nazionale del Mare, celebratasi lo scorso 11 aprile, ha spiegato di aver dato il via al Cipom (Comitato interministeriale per le politiche del mare), che coordina 11 ministeri e diversi organismi, ed ha annunciato un “piano triennale che sarà bussola per tutti” e anche una legge quadro, in via di stesura, per “regolare il mondo sotto la superficie dove si trovano le terre rare e passa l’80% delle strutture energetiche e il 95% delle comunicazioni”.

Senior Analyst

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