Brexit, la GB accusa Russia e Cina di aver hackerato il referendum

Diversi governi stranieri tra cui quelli di Russia e Cina potrebbero essere all’origine delle interferenze sul sito di registrazione per il referendum per la Brexit. Lo riferisce un report della Commissione affari costituzionali e pubblica amministrazione della Camera dei Comuni in cui si riferisce la preoccupazione dei deputati per le presunte interferenze straniere nel voto.

La commissione non ha identificato le effettive responsabilità ma ha sottolineato che sia la Russia che la Cina hanno usato un approccio sui cyber attacchi “basato sulla psicologia di massa e l’uso delle individualità”.In occasione del referendum sulla Brexit, il termine per la registrazione era stato esteso dopo il crollo del sito del governo avvenuto il 7 giugno 2016, 100 minuti prima della scadenza.

All’epoca Downing Street aveva dichiarato che il malfunzionamento era dovuto a un picco senza precedenti degli accessi, con più di 500mila persone che avevano cercato di registrarsi per votare all’ultimo minuto.Il report, pubblicato oggi, riferisce che si trattò di un attacco hacker che usò il metodo di sovraccarico di richieste, DDOS che impedisce l’accesso al sito.

“Il crash è stato determinato da un attacco DDOS. Comprendiamo che si tratta di una cosa semplice e comune da fare con i botnet (reti informatiche)”, si legge nel rapporto.

Anche se l’incidente non ha avuto un effetto materiale sul risultato del referendum, secondo la Commissione si tratta di una lezione cruciale da imparare per il futuro sia per quanto riguarda la centralità del cybercrimine sia per quanto riguarda l’interferenza straniera nella politica e nelle elezioni.

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