Se le accuse fossero confermate, si tratterebbe del più grande furto di criptovalute noto dall’inizio del 2026.
Un attacco cyber contro i server di Bitget, società di asset digitali, ha portato al furto di oltre 351 milioni di dollari in criptovalute. Secondo l’azienda, l’operazione presenta caratteristiche riconducibili a gruppi di hacker nordcoreani.
Se le accuse e le prime ipotesi fossero confermate, si tratterebbe del più grande furto di criptovalute noto dall’inizio del 2026, superando il precedente episodio da circa 340 milioni di dollari registrato poche settimane fa. In quel caso, il responsabile aveva successivamente restituito quasi tutti i fondi, trattenendo circa 47 milioni di dollari.
In una serie di comunicazioni pubblicate su X tra lo scorso giovedì e lo scorso venerdì, Bitget ha spiegato che l’incidente ha riguardato “trasferimenti non autorizzati di criptovalute dai propri hot wallet“.
Il furto dagli hot wallet
Il tema è particolarmente complesso, con conseguenze dirette sugli utenti. Gli hot wallet sono portafogli digitali collegati a Internet e utilizzati per gestire le operazioni di trading quotidiane. La loro connessione alla rete li rende particolarmente funzionali alle attività operative, ma anche un potenziale obiettivo per gli attacchi informatici.
Dopo aver individuato la violazione, Bitget ha sospeso i prelievi di criptovalute sulla propria piattaforma. L’azienda ha tuttavia comunicato “di disporre di un fondo di protezione per gli utenti da 464 milioni di dollari“. Tale riserva dovrebbe essere sufficiente a coprire le perdite provocate dal furto.
I sospetti sugli hacker nordcoreani
La CEO di Bitget, Gracy Chen, ha spiegato che modalità e caratteristiche dell’attacco sono “altamente coerenti con schemi già noti associati a organizzazioni di hacker nordcoreane“.
I gruppi di hacker legati alla Corea del Nord sono da tempo associati a numerosi furti di criptovalute. Secondo diverse analisi, i proventi di queste operazioni potrebbero contribuire al finanziamento dei programmi strategici e militari di Pyongyang, compreso quello nucleare.

Su tale materia, l’Avvenire aveva ripreso alcune stime di un gruppo di esperti delle Nazioni Unite. Secondo loro – nel periodo che va dal 2017 al 2023 – la Corea del Nord avrebbe sottratto “asset virtuali per un valore di 3 miliardi di dollari tramite 58 attacchi informatici su piattaforme di criptovaluta“.
Questi gruppi sono stati inoltre accusati di prendere di mira software open source. L’obiettivo sarebbe quello di compromettere un numero elevato di vittime attraverso attacchi su larga scala
I gruppi riconducibili alla Corea del Nord sarebbero responsabili di circa tre quarti di tutti i furti di criptovalute registrati nel 2026 fino a questo momento. Una stima, che evidenzia la crescente importanza delle criptovalute nelle attività informatiche attribuite a gruppi statali o collegati a Governi. Il tutto, oltre alla vulnerabilità degli exchange e delle infrastrutture che custodiscono grandi quantità di asset digitali.

















