Applicazioni Fake, attenzione a scaricare Windows Movie Maker

A facilitare il percorso del falso programma è stata l’indicizzazione su Google, derivata dall’alto numero di ricerche degli internauti, che digitano i termini “Windows Movie Maker” o “Movie Maker”. Ancora adesso, mentre si scrive, il link che rimanda al fake windows-movie-maker.org è in cima alla lista di risultati sul motore di ricerca più utilizzato al mondo. Un po’ meglio va con Bing, dove il link truffa non figura più nella prima pagina dei risultati di ricerca.

Eset ha segnalato la questione a Google e Microsoft, oltre a bloccare il sito web che ospita il programma, rilevato come Win32/Hoax.MovieMaker.

Il link del falso programma compare ancora in cima ai risultati di Google

Quanto alla truffa, la dinamica è la seguente. Una volta che l’utente ha installato il software, si ottiene una versione di prova con l’invito all’aggiornamento per contare su tutte le funzionalità: davanti a ripetuti messaggi di acquisto della versione completa, in particolar modo nel momento in cui si vuole salvare il nuovo documento, quando l’azione di salvataggio è impedita facendo pensare che sia una delle funzionalità per la quale bisogna pagare.

Il prezzo per il falso upgrade è 29,95 dollari, presentata tra l’altro come cifra promozionale in virtù di uno sconto del 25%. Peccato che Windows Movie Maker originale sia sempre stato gratuito. Finché è durato.

Le verifiche di Eset descrivono la falsa applicazione come la terza minaccia più rilevata della settimana a livello mondiale, con numeri importanti in Danimarca, Finlandia, Filippine e Israele. Chi ha installato il programma deve perciò rimuoverlo il primo possibile ed effettuare una scansione affidandosi a un buon antimalware. Per evitare di cadere in simili trappole, inoltre, bisogna tenere a mente di scaricare solo software da fonti ufficiali, usando al contempo soluzioni di sicurezza in grado di rilevare eventuali truffe. E, soprattutto, informarsi sui costi delle applicazioni, facilmente rintracciabili online.

Fonte: wired.it