La decisione è arrivata in seguito alla pronuncia della Corte di Cassazione, che ha annullato con rinvio la deliberazione della Corte d’Appello sulla consegna alla Germania di Serhii Kuznietsov. La ragione, “l’erronea qualificazione giuridica dei fatti nel mandato di arresto europeo”.
Serhii Kuznietsov, ex militare ucraino e presunto coordinatore del sabotaggio del gasdotto Nord Stream, non sarà consegnato dalle autorità italiane alla Germania. L’ha deciso Corte di Cassazione, annullando con rinvio la pronuncia della Corte di Appello.
Secondo la Repubblica, “in udienza la Procura generale ha chiesto l’accoglimento di uno dei motivi del ricorso della difesa, avvocato Nicola Canestrini“. La richiesta verteva proprio “sull’erronea qualificazione giuridica dei fatti nel mandato di arresto europeo“.
Ex capitano dell’Esercito ucraino a riposo ed ex membro dell’SBU (il servizio di sicurezza di Kiev), Serhii Kuznietsov era stato arrestato dai Carabinieri, su mandato europeo, lo scorso agosto a Rimini. Per l’accusa, il cittadino ucraino sarebbe appunto stato il presunto coordinatore del sabotaggio del gasdotto che collegava la Russia e la Germania attraverso il Mar Baltico.
L’attacco al gasdotto Nord Stream non ha soltanto danneggiato un’infrastruttura strategica, cessando di fatto il trasporto del gas. Le 150000 tonnellate di gas metano nell’aria hanno infatti causato gravi danni ambientali.
Qual era il ruolo di Kuznietsov?
In qualità di “comandante della missione“, Kuznietsov avrebbe coordinato “un piccolo equipaggio di civili e militari, a bordo di una barca a vela“. In tutto, sarebbero stati sei gli operativi, con l’obiettivo di minare il gasdotto. Lo scafo di 15 metri, ‘Andromeda‘, sarebbe stato preso a nolo a Rostock, in Germania.
Sempre da Rostock è partita l’operazione, il 7 settembre 2022, toccando la Polonia e la Svezia. A bordo, anche quattro sommozzatori civili esperti, una donna e due militari d’élite. Il sabotaggio è perfettamente riuscito, tanto che in seguito all’impiego delle mine, l’esplosione del 26 settembre ha messo fuori uso l’infrastruttura.
Nella fuga degli attori coinvolti, però, di nuovo in direzione Rostock, i presunti sabotatori avrebbero commesso un errore, non lavando a fondo la loro imbarcazione. E proprio dai fondali, “gli investigatori tedeschi hanno recuperato impronte, materiale umano, Dna, fino a ricostruire le loro identità“.
Quale sarà il futuro giuridico?
L’annullamento dell’estradizione Kuznietsov allungherà certamente i tempi della giustizia. Tanto che “il caso“, scrive il Manifesto, “dovrà essere rivalutato da un nuovo collegio“. Un secondo sospettato ucraino è ancora in custodia in Polonia. Qui, “le autorità stanno valutando la richiesta di estradizione che ha presentato la Germania“.

In attesa di nuovi dettagli, le autorità italiane si sono dovute di nuovo confrontare con una delicata vicenda internazionale, emergendo evidentemente posizioni non conciliabili tra loro.














