L’accordo per il pacchetto principale di quote è stato chiuso per un valore di “decine di milioni di dollari”.
NSO Group, il produttore israeliano di Paragon – lo spyware più pericoloso al mondo – ha cambiato assetto azionario, con l’ingresso in società di un consorzio statunitense. La conferma dell’acquisizione della maggioranza è arrivata poco dopo la notizia che un gruppo, al cui vertice si trova il produttore hollywoodiano Robert Simonds, aveva accettato l’offerta.
NSO Group è stata fondata nel 2010 da Niv Karmi, Shalev Hulio e Omri Lavie, per poi entrare nella società di private equity statunitense Francisco Partners nel 2014. Lavie e Hulio ne hanno successivamente ripreso il controllo dell’azienda nel 2019, con l’aiuto della società di private equity europea Novalpina.
Nel 2023, due anni dopo che il Berkeley Research Group aveva assunto la gestione del fondo, Lavie ha ripreso il controllo di NSO come proprietario di maggioranza.
Spyware e libertà civili
Negli corso degli anni, diversi Governi e le forze dell’ordine hanno affinato l’impiego di Pegasus, tra le tecnologie di punta di NSO. Il suo impiego è servito per hackerare i telefoni cellulari delle persone e registrare di nascosto e-mail, telefonate e messaggi di testo.
L’azienda israeliana ha sempre ribadito il valore della sua tecnologia per contrastare criminalità e terrorismo. Tuttavia, a più riprese i ricercatori sulla sicurezza e le organizzazioni per la tutela dei diritti umani hanno ribadito l’impiego improprio dello spyware.
In particolare, per prendere di mira dissidenti e critici di Paesi come Ruanda, Togo, Spagna, Emirati Arabi Uniti, Arabia Saudita, Messico, Marocco e India. Le crescenti pressioni internazionali sono culminate nel novembre 2021, quando il Dipartimento del Commercio degli Stati Uniti ((DOC) ha inserito NSO nella lista nera delle aziende sanzionate.
L’accusa, quella di aver fornito spyware a Governi che lo avevano usato per spiare funzionari, imprenditori e rappresentanti della stampa. È per questo che, come sottolinea TechCrunch, la recente acquisizione americana ha sollevato più di un interrogativo.
All’inizio del 2025, poi, un giudice statunitense aveva stabilito che NSO doveva pagare a Meta un risarcimento di 167 milioni di dollari per una campagna di hacking. Successivamente, una giuria ha alzato l’importo fino a 611 milioni.
Dal ban ad una proprietà USA
Contestualmente, sin dal 2021 NSO ha cercato di uscire dalla lista nera del Governo americano. Ancora recentemente, nel maggio 2025, si è fatto un tentativo con l’aiuto di una società di lobbying legata all’Amministrazione Trump.
Eppure, soprattutto da parte degli esperti, le critiche continuano, anche perché persino le istituzioni degli USA hanno subìto degli attacchi con questa tecnologia. Oltre alle implicazioni di carattere ‘costituzionale’, la questione riguarda la sicurezza nazionale. In tale ottica, non è improbabile che nel futuro l’accordo possa essere revisionato.
















