Nell’ultimo summit dell’Aia, tenutosi lo scorso 24 e 25 giugno, la NATO ha deliberato un cambio di postura in materia di difesa collettiva ponendo al centro il dominio cyber. Si è infatti deciso di investire sempre di più in questo comparto, integrando le tecnologie militari e civili.
Più cyber nella NATO
Nella NATO del futuro, il dominio cyber sarà sempre di più un convogliatore di attenzione e investimenti. Nell’ultimo summit dell’Aia – tenutosi lo scorso 24 e 25 giugno – l’Alleanza ha formalizzato un cambio di paradigma e di priorità per tutti e 32 i suoi membri.
La parole chiave è ‘riarmo’, con una particolare attenzione per l’universo cibernetico. L’incremento costante e continuo delle spese militari complessive, per oltre 300 miliardi di dollari entro il 2035, è stato un indicatore. Cambieranno perciò le priorità geopolitiche, industriali e tecnologiche dei prossimi decenni.
Il piano ha posto le basi per un riposizionamento strategico dell’Alleanza. Come è emerso dai pareri e dai commenti a margine, tutto questo si è reso “necessario” di fronte all’evoluzione della guerra, ormai ibrida e cibernetica.
Le direttrici
Conseguentemente, l’impegno degli alleati li porterà da investire ogni anno il 5% del proprio PIL per i requisiti fondamentali della difesa e per le spese legate alla difesa e alla sicurezza entro il 2035. Secondo quanto si legge al punto 3 della dichiarazione finale, poi, si l’impegno del 5% comprenderà due categorie essenziali di investimenti per la difesa.
Per cui, “gli alleati stanzieranno annualmente almeno il 3,5% del PIL, in base alla definizione concordata di spesa per la difesa della NATO, entro il 2035“. Con queste risorse si andranno a finanziare i requisiti fondamentali della difesa, così da soddisfare gli obiettivi di capacità della NATO.
Un nuovo paradigma
Gli attacchi informatici e le campagne di disinformazione hanno nell’ultimo lustro costituito una parte importante dei conflitti ‘ibridi’. Per contrastare queste minacce si è scelto un cambio di postura, non più soltanto limitato alla risposta agli attacchi, bensì ad una completa prevenzione.
La difesa delle reti e delle infrastrutture (digitali) ha resa necessaria una focalizzazione sui requisiti minimi di sicurezza cyber per le infrastrutture critiche, da definire. Inoltre, si cercherà di migliorare i canali di comunicazione tra gli Stati membri, così da condividere tempestivamente le varie informazioni.
Più autonomia e risorse per il comparto cyber
In termini prettamente innovativi, si è anche rimarcata l’integrazione sistematica tra ambiti militari e civili. La prospettiva di migliorare gli investimenti nel dominio spaziale, infatti, avrà una portata sulla vita dei cittadini. Basti pensare al settore delle telecomunicazioni e a tutti i suoi sviluppi.
Al contempo, il cyber spazio è anche un teatro per il comparto della difesa, pur in assenza di confini e limiti rigidi. Da qui le difficoltà di difendere, monitorare e tutelare le infrastrutture (come i satelliti) o quei sensori per la sorveglianza satellitare o marittima. Spesso, infatti, questi ultimi condividono protocolli, software e hardware con quelli utilizzati nell’ambito civile/commerciale.
La potenziale condivisione delle vulnerabilità ha dunque portato l’Alleanza Atlantica a indirizzare risorse nell’hardening delle reti 5G, nello sviluppo di soluzioni di crittografia post-quantum. E insieme, nella protezione delle catene del valore digitali e nella formazione di una nuova generazione di cyber analisti.

















