L’Europa investe 20 milioni per difendere i cavi sottomarini. Al via il primo hub nel Nord Europa per il monitoraggio

I fondi sosterranno anche la creazione di hub regionali di cavi: centri di monitoraggio avanzato che useranno analisi basate sull’AI per il rilevamento in tempo reale di anomalie e minacce, migliorando la capacità di risposta agli incidenti.

L’Unione europea accelera sulla protezione delle infrastrutture di cavi sottomarini, il sistema invisibile che trasporta il 98% del traffico Internet mondiale. A Riga, la vicepresidente esecutiva della Commissione Henna Virkkunen ha annunciato nuove opportunità di finanziamento da 20 milioni di euro per rafforzare la resilienza di queste reti, definendole “i nostri salvagenti digitali”.

I fondi, parte del programma Europa Digitale, sosterranno la creazione di hub regionali di cavi: centri di monitoraggio avanzato che useranno analisi basate sull’AI per il rilevamento in tempo reale di anomalie e minacce, migliorando la capacità di risposta agli incidenti. Il primo hub pilota nascerà nella regione nordico-baltica. Un secondo invito da 10 milioni di euro, previsto dal Regolamento sulla cibersolidarietà, finanzierà prove di stress e attività di sperimentazione per le infrastrutture critiche, con l’obiettivo di testare la tenuta operativa in caso di attacchi o guasti.

SUW 2025

“Investendo negli hub regionali di cavi e migliorando le prove di stress, potenziamo la nostra capacità di rilevare, prevenire e rispondere alle minacce. La nuova relazione degli esperti fornisce le basi per questo lavoro”, ha dichiarato Virkkunen.

Il nuovo report della Commissione avverte: serve una strategia comune per la sicurezza delle infrastrutture digitali

La vicepresidente, sarà ospite della nostra Conferenza Space&Underwater Conference” che si terrà a Roma il 3 dicembre prossimo a Roma, ha presentato anche il nuovo rapporto del gruppo di esperti europei sui cavi sottomarini, che mappa per la prima volta le infrastrutture esistenti e pianificate, valuta i rischi e definisce le linee guida per gli stress test di resilienza. Il documento, elaborato con il supporto di Analysys Mason e Axiom, evidenzia la forte dipendenza dell’Europa da attori extra-UE: gli hyperscaler statunitensi (Google, Meta, Microsoft e Amazon) controllano il 90% della capacità dei cavi transatlantici, mentre componenti cruciali come fibre ottiche e microchip provengono da Stati Uniti, Giappone, Corea e Taiwan.

Il rapporto individua sette scenari di rischio, tra cui sabotaggi fisici e cyber, interruzioni della catena di fornitura, eventi naturali e instabilità geopolitiche. Il Mar Rosso è indicato come il principale “collo di bottiglia”, con il 90% del traffico dati tra Europa e Asia che vi transita. Particolarmente vulnerabili le isole europee – Cipro, Irlanda e Malta – che dipendono interamente dai cavi sottomarini per la connettività.

Il nuovo piano d’azione europeo sulla sicurezza dei cavi, adottato nel febbraio 2025, copre tutte le fasi della resilienza: prevenzione, rilevamento, risposta, recupero e deterrenza. Finora, l’UE ha già investito 420 milioni di euro attraverso il Meccanismo per collegare l’Europa digitale, sostenendo 51 progetti del Global Gateway digitale, e punta a una nuova ondata di iniziative per consolidare la sovranità tecnologica europea.

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