L’acqua: risorsa, dominio, infrastruttura e bersaglio da colpire (e hackerare)

L’acqua non è soltanto una materia ma è anche un dominio su cui si misurano gli interessi geopolitici di molteplici attori.

Negli ultimi anni l’acqua ha assunto una importanza sempre maggiore nelle relazioni internazionali e oggi è diventata senza dubbio l’elemento verso cui convergono gli interessi (e i conflitti) dei principali attori statali e non-statali globali.

A causa di una peculiare combinazione di fattori politici, climatici, tecnologici, commerciali e sociali, oggi l’acqua è indubbiamente il bene più conteso del mondo.

Infatti, lo stesso elemento può essere visto sia come una risorsa e una materia prima (indispensabile alla vita umana, ma anche per lo sviluppo delle tecnologie legate all’intelligenza artificiale) sia come una infrastruttura (analogamente alla rete ferroviaria o elettrica). E, ovviamente, anche come campo di battaglia di cui contendersi il dominio sopra e sotto la superficie.

L’acqua non è soltanto un bene primario

Se considerata come una materia prima, l’acqua è sempre stata un bene primario senza la quale sarebbe impossibile la vita umana. Nei secoli è poi divenuta fondamentale anche nel settore energetico. Sia con il suo impiego direttamente nella produzione di energia (basta pensare ai mulini o alle centrali idroelettriche), sia indirettamente con il suo utilizzo in altre funzioni. In quest’ultimo caso, l’esempio più evidente sono i sistemi di raffreddamento delle centrali nucleari.

Il legame tra l’acqua e l’energia nucleare ha avuto ampia eco mediatica soprattutto nelle ultime settimane: le numerose ondate di caldo che hanno colpito l’Europa hanno infatti portato allo spegnimento (o al rischio di spegnimento) di diversi impianti. A luglio la Francia ha spento tre reattori e ridotto la potenza di ulteriori sette per evitare di scaricare nei fiumi acqua eccessivamente calda in un momento in cui il Paese era colpito da temperature record. L’Ungheria rischia di dover spegnere l’unica centrale del Paese perché i livelli del Danubio sono ai minimi storici e mancherebbe l’acqua per il raffreddamento dell’impianto. La Romania ha effettuato esplosioni controllate per deviare l’acqua di raffreddamento dal Danubio all’ultimo reattore funzionante in attività.

L’Europa sta attraversando settimane di crisi in termini di approvvigionamento idrico

L’Europa sta attraversando settimane di crisi in termini di approvvigionamento idrico, trasporto fluviale e produzione di energia, rendendo ancora più evidente la necessità di costruire una idrostrategia (a livello nazionale e, auspicabilmente, comunitario e globale) per la gestione di questa risorsa fondamentale.

La diminuzione della produzione di energia nucleare consente inoltre di analizzare un ulteriore ambito in cui l’acqua è divenuta fondamentale in questi ultimi anni: la corsa all’Intelligenza Artificiale (AI).

Questa è il terreno di competizione tra le due maggiori potenze tecnologiche mondiali. Gli Usa e la Cina. E, trattandosi di un settore estremamente energivoro, gli attori pubblici e privati che operano in questo campo hanno iniziato a rimettere in funzione centrali nucleari dismesse o costruire impianti nuovi per per fare funzionare l’AI. Infatti, sebbene sia spesso immaginata come una entità astratta, l’Intelligenza Artificiale poggia in realtà su basi fisiche nel mondo reale: datacenter, infrastruttura di rete e cavi sottomarini, ad esempio.

In particolare, i datacenter assorbono enormi quantità di energia e, soprattutto, di acqua per il raffreddamento. Un rapporto pubblicato dallo United Nations University Institute for Water, Environment and Health (UNU-INWEH) e intitolato “Environmental cost of AI’s energy use” ha stimato che nel 2025 i data center abbiano consumato una quantità di acqua sufficiente a coprire il fabbisogno idrico domestico annuo di base di oltre 600 milioni di persone nell’Africa subsahariana.

Nei paragrafi precedenti si è analizzata l’acqua in quanto materia prima, ma in realtà questa è anche un dominio su cui si misurano gli interessi geopolitici di molteplici attori.

Interpretazioni molteplici

In questo senso, l’acqua può essere vista in due modi: come una infrastruttura di comunicazione – al pari di una rete ferroviaria o autostradale, con il suo traffico e le sue arterie più o meno congestionate – oppure come un campo di battaglia, soprattutto in prossimità di regioni al centro di conflitti. E queste due visioni non sono in contrapposizione ma si sovrappongono, rendendo sfumati i confini tra interessi militari, economici, commerciali, energetici e politici.

Se la immaginiamo come una infrastruttura di comunicazione, l’importanza delle vie d’acqua diventa maggiormente evidente quando queste vengono interrotte. È il caso, ad esempio, della nave Ever Given che nel 2021 rimase incagliata nel Canale di Suez per diversi giorni bloccando uno dei chokepoint più importanti del mondo e causando ripercussioni a catena sulle catene di approvvigionamento globali. Oggi l’esempio più vistoso di queste interruzioni è lo Stretto di Hormuz, che dall’inizio della guerra tra Usa (e Israele) e Iran nel febbraio 2026 è rimasto pressoché ininterrottamente chiuso al traffico navale. Il blocco di Hormuz ha portato ad un aumento dei prezzi del petrolio e dell’energia in tutto il mondo, mostrando in modo chiaro come il controllo di alcuni tratti di mare possa garantire un potere negoziale senza precedenti.

I rischi per le catene di approvvigionamento

Meno noto, ma con un potenziale altrettanto pericoloso per le economie e le catene di approvvigionamento mondiale, è lo Stretto di Bab el-Mandeb, che consente l’accesso dall’Oceano Indiano al Mar Rosso e che quindi, insieme al Canale di Suez, rappresenta la via di transito privilegiata che collega l’Asia Orientale con l’Europa.

Dal 2023 il gruppo yemenita degli Houthi ha iniziato ad attaccare le navi in transito da Bab el-Mandeb causando un crollo verticale del traffico marittimo nella regione e un ulteriore blocco per le esportazioni di greggio da parte dei paesi produttori (Arabia Saudita, Emirati Arabi e Stati del Golfo Persico in primis), che hanno sempre maggiori difficoltà a fare uscire il greggio via mare dalla regione. Gli Houthi, che insieme ad Hamas e Hezbollah, fanno parte dell’“Asse della Resistenza” sostenuta dall’Iran, si inseriscono quindi in una più ampia situazione di crisi del Mar Rosso.

Come operano i droni marini

Le vicende di Hormuz e di Bab el-Mandeb consentono di cogliere appieno le sfumature tra i due modi di concepire l’acqua come infrastruttura di comunicazione e come campo di battaglia. Questo perché il traffico commerciale marittimo mondiale è vincolato da alcune vie d’acqua imprescindibili, i cosiddetti chokepoint (come Hormuz e Bab el-Mandeb, appunto, ma anche Suez, Gibilterra, il Bosforo o il Canale di Panama, per citare solo i più famosi) che però possono divenire anche bersagli di attacchi. In particolare, il dominio marittimo è stato attraversato negli ultimi anni da una rivoluzione costituita dall’avvento dei droni marini. Si tratta di veicoli senza pilota in grado di muoversi sulla superficie dell’acqua o anche al di sotto della superficie.

Il vantaggio principale di questi droni marini (in gergo UUV, Underwater Unmanned Veichles, o USV, Unmanned Surface Veichles) è il loro costo ridotto che una produzione rapida e in grandi quantità. In questo modo è possibile impiegarli sia per colpire (o anche solo minacciare di colpire) le imbarcazioni civili e mercantili, sia in contesti bellici per attaccare le navi militari, come accaduto più volte nel Mar Nero nel contesto del conflitto tra Russia e Ucraina e in cui Kiev ha impiegato i droni marini per colpire la flotta di Mosca.

L’importanza dei nuovi vettori

L’importanza dei droni marini è confermata anche dalle più recenti notizie che evidenziano come questi stiano diventando fondamentali nelle strategie difensive di Paesi più piccoli e meno forti militarmente, con la necessità di dover tutelare spazi di mare di importanza strategica.

È il caso di Singapore, che sta sviluppando e dispiegando veicoli sottomarini autonomi (AUV) in grado di rilevare e identificare mine navali allo scopo di garantire la sicurezza nello Stretto di Singapore (attraverso cui transita un traffico marittimo anche superiore a Hormuz). Analogamente, anche la Danimarca sta iniziando a testare e sviluppare droni sottomarini per attività di sorveglianza del fondale marino nei pressi della Groenlandia (recentemente finita nelle mire espansionistiche del Presidente Trump) e, soprattutto, per la protezione di infrastrutture critiche come i cavi sottomarini.

Un bersaglio durante le guerre

Infine, rimanendo in tema di conflitti, l’acqua diventa anche un bersaglio per gli attacchi durante le guerre, soprattutto in zone in cui questa rappresenta un bene disponibile in quantità ridotte.

È il caso del Medio Oriente e della già citata guerra iniziata da Usa e Israele contro l’Iran a febbraio 2026. Durante il conflitto numerosi bombardamenti e attacchi hanno colpito impianti di desalinizzazione e strutture per l’approvvigionamento idrico dell’Iran e di numerosi Paesi dell’area. A marzo Teheran ha accusato Washington di aver colpito un impianto di desalinizzazione nell’isola di Qeshm. Al contempo, due strutture per lo stoccaggio di acqua sono state colpite a Kuhestak, nel distretto di Bemani, causando difficoltà di approvvigionamento per circa 20.000 persone.

A luglio 2026 l’Iran ha colpito un impianto di desalinizzazione in Kuwait, un Paese che non ha pressoché alcuna fonte naturale di acqua dolce e che ricava il 90% dell’acqua potabile da questi impianti. Precedentemente, a marzo, un analogo impianto di desalinizzazione del Bahrain è stato danneggiato da un drone lanciato da Teheran.

Infrastrutture idriche degli Usa nel mirino degli hacker criminali

Negli ultimi giorni l’escalation della guerra potrebbe essersi ampliata anche al dominio cibernetico. Tra la fine di luglio e l’inizio di agosto 2026, infatti, sono stati segnalati attacchi informatici da parte di attori ostili in diversi impianti idrici e di trattamento delle acque reflue in sette Stati USA (i cui nomi non sono stati diffusi, sebbene i media identifichino Michigan e Minnesota tra questi sette). Nel solo Minnesota sono stati colpiti circa 30 sistemi che hanno portato a interruzioni significative dei servizi.

Usa Idrici
Usa Idrici

I media riportano che gli hacker hanno preso di mira i computer automatizzati che controllano i sistemi, modificandone le password per bloccare l’accesso agli operatori. Si è anche proceduto ad inviare diversi avvisi sull’acqua che fosse a temperatura di ebollizione costringendo a gestire i sistemi manualmente.

Sebbene non ci sia ancora stata l’identificazione degli autori degli attacchi – e nonostante Trump abbia puntato il dito contro Tim Walz, il governatore dello Stato e appartenente al Partito Democratico –, il sospetto principale riportato dai media è che questi provengano dall’Iran.

Questi attacchi a danno degli Usa dimostrano come anche l’acqua possa diventare un bersaglio della guerra informatica.

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Da sempre appassionato di scrittura, di storia e di mappe, ho conseguito due lauree per poter coniugare questi campi: una triennale in Scienze della Comunicazione e una magistrale in Relazioni Internazionali. La collaborazione con AMIStaDeS ha fatto espandere i miei orizzonti, consentendomi di esplorare settori nuovi e di approfondire le mie vecchie passioni. Negli ultimi anni mi sono dedicato principalmente alla comunicazione applicata alla politica e ai conflitti: dalla propaganda alla deterrenza nucleare al cyberspazio, il campo di battaglia in cui si combattono le guerre digitali.

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