“Le mafie sono oggi in grado di farsi costruire delle piattaforme digitali specifiche per i loro traffici. L’Italia è indietro sul piano del contrasto attraverso la cybersicurezza“. Così il Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Napoli Nicola Gratteri, in risposta alla domanda di Cybersecurity Italia durante il convegno “Le frontiere liquide del narcotraffico” di AMIStaDeS APS.
“In Italia siamo molto indietro sul piano del contrasto alle mafie attraverso la cybersicurezza e i programmi informatici. Francia, Germania, Olanda hanno bucato le piattaforme criminali. Noi no. Questo, perché loro hanno investito in tempo in tecnologia. I francesi, per esempio, usano tecnologie militari, mentre noi non possiamo utilizzarle“. Così il Magistrato Nicola Gratteri, Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Napoli, ha risposto alla domanda di Cybersecurity Italia.
Il confronto è avvenuto a margine del convegno “Le frontiere liquide del narcotraffico” di AMIStaDeS APS, organizzato lo scorso 23 ottobre presso la Sala della Biblioteca dell’Università degli Studi Link.
Gratteri, in particolare ha analizzato l’apporto della cybersecurity nelle indagini per la repressione del narcotraffico, considerando la dinamicità e la ripetitività di quelle filiere. Inoltre, ha posto l’accento su come i criminali possano sfruttare attività di hacker intelligence per anticipare le mosse delle Autorità.
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L’evoluzione digitale della mafie
“Da qualche tempi le mafie ormai usano per pagare la cocaina la moneta elettronica, i Bitcoin“, ha sottolineato il Magistrato. “Fino a cinque, sei anni fa i cartelli sudamericani, invece, non volevano essere pagati con moneta elettronica. Ora vogliono essere pagati così, perché la moneta elettronica è meno tracciabile“.
Poi, Gratteri ha aggiunto: “Le mafie, però, già impiegano l’AI, per studiare le rotte di come far arrivare cocaina in Europa. Noi Italia, noi Europa, noi Forze dell’Ordine dobbiamo domandarci come agire. Nel futuro, è ovvio che noi Magistrati e noi investigatori dovremmo usare l’AI perché altrimenti non siamo competitivi nei confronti delle mafie, in particolare dei grandi cartelli“.
“Quando parlo di cartelli“, ha spiegato il Procuratore, “parlo di mafie in grado di farsi costruire delle piattaforme specifiche per i loro traffici. Un nuovo WhatsApp, un nuovo Telegram, che poi utilizzano sopra le nostre teste senza che noi Autorità riusciamo ad ascoltarli“.
Il monito: “L’AI è nelle mani di pochissimi“
Da qui, Gratteri si è soffermato sul tema dell’impiego dell’intelligenza artificiale. In questi termini: “Allora, ci troviamo di fronte ad alcune criticità. In primo luogo, l’AI in questo momento è nelle mani di pochissimi privati, come Elon Musk. Questa non è una bella notizia, perché costoro ne possono disporre quasi totalmente in maniera soggettiva e arbitraria“.
A tal proposito, il Magistrato ha esposto come esempio le ‘minacce’ di spegnimento di Starlink che Musk ha reiterato verso Volodymyr Zelens’kyj durante alcune fasi del conflitto russo-ucraino.
“Il rischio è che se un giorno queste dinamiche si affermassero verso l’Unione Europea“, ha ammonito ancora Gratteri, “non sapremmo cosa fare. L’Europa è in ritardo di almeno dieci anni e quindi si dovrebbe consorziare per creare una sua AI“.
Serve l’Europa federale, basta dipendenze cyber dagli Usa
La competizione economica e digitale si gioca oggi sulle sinergie e sulla cooperazione. Un tema, quest’ultimo, che ha un grande riflesso sul contrasto e la lotta al crimine organizzato. L’autonomia digitale, per l’Unione Europea, non è dunque solo una questione economica, ma anche di sicurezza.
“L’altra criticità“, ha ribadito sul tema Gratteri, “è che non avendo un nostro sistema AI ci appoggiamo agli americani, quindi i software sono negli Usa. In quel Paese, però, vige una legge federale, secondo cui per motivi di sicurezza la polizia americana può entrare in qualsiasi sistema informatico, leggendo e studiando dati, che si trovi negli Usa. Sul piano informatico, tradotto, potremmo diventare una colonia. Serve discuterne e servono soluzioni“.
Infine, il Procuratore ha concluso: “Non sono molto fiducioso nell’Europa, perché è lenta e stanca, è fuori dal mercato. L’Europa in questi anni sul piano internazionale conta sempre meno. Credo nell’Europa come Stato federale, altrimenti non si va da nessuna parte“.















