Filippine, data leak su missioni nel Mar Cinese Meridionale. Sospetti sulla Cina

Le autorità di Manila hanno definito la violazione “allarmante”, sebbene limitata nella portata.

Nelle Filippine è allarme per una fuga di dati – trasmessi all’intelligence cinese – relativa ad alcune missioni di rifornimento nel Mar Cinese Meridionale. Un portavoce del Consiglio di Sicurezza Nazionale delle Filippine ha confermato giovedì scorso l’incidente.

Il giorno precedente, il Governo di Manila aveva annunciato l’arresto di alcuni suoi cittadini sospettati di spionaggio a favore della Cina, definendo il caso una “grave questione di sicurezza nazionale”.

Il confronto geopolitico con Pechino è uno dei principali fattori di instabilità di quell’area, considerato dai cinesi nevralgico per proiettare potenza, in diretta connessione con l’Oceano Pacifico.

Violazione allarmante ma di portata limitata

Il portavoce del Consiglio di Sicurezza Nazionale filippino, Cornelio Valencia, ha definito la violazione “allarmante”, ma limitata nella portata. Ha poi confermato la chiusura dei canali di tramissione delle informazioni. che i canali utilizzati per trasmettere le informazioni sono stati chiusi.

I dati su movimenti e rifornimenti rientrano nella sicurezza operativa perché la loro divulgazione può mettere in pericolo il personale, un sistema compromesso”, ha affermato Valencia. “Tre cittadini filippini sono stati fermati e potrebbero esserci altri coinvolti”.

Poi, ha aggiunto: “Posso dire che stanno collaborando con i nostri servizi di sicurezza. Hanno confessato e ammesso le loro azioni. Hanno rivelato i dati che sono riusciti a ottenere e condividere, le loro valutazioni fatte e le modalità di reclutamento”.

Le navi filippine e cinesi si “scontrano” frequentemente durante le missioni di rifornimento di Manila verso le postazioni che occupa nel Mar Cinese Meridionale. Negli ultimi tempi, diplomatici cinesi, parlamentari filippini e un portavoce della Guardia Costiera hanno avuto accesi scambi pubblici sulla disputa relativa a queste acque.

La risposta di Pechino

Il ministero degli Esteri cinese ha respinto le accuse delle Filippine. “Ci opponiamo a queste affermazioni. Il caso non è chiaro e non esistono prove conclusive”, hanno rimarcato le autorità cinesi.

Secondo diversi analisti, questo modo di reclutare ricalcherebbe modalità proprie di altre operazioni di intelligence straniere. “Si comincia con offerte apparentemente innocue di consulenza che poi si evolvono in richieste di materiale sensibile“.

Lo scorso anno la Reuters ha riferito di reti con legami con soggetti cinesi che hanno utilizzato società di consulenza e offerte di lavoro sotto copertura per attirare potenziali informatori. Il tutto, spesso sfruttando difficoltà finanziarie e richiedendo gradualmente informazioni sempre più sensibili. Secondo gli analisti, questo schema segue tecniche già impiegate in precedenti operazioni di intelligence cinese.

Il dibattito parlamentare

Il Parlamento filippino ha pienamente recepito le complessità geopolitiche del momento, con particolare riferimento alle relazioni nel quadrante asiatico. Tanto che, sempre secondo la Reuters, “diversi parlamentari filippini sia della maggioranza sia dell’opposizione stanno cercando di riformare le leggi sullo spionaggio, ormai vecchie di decenni“.

La loro volontà sarebbe quella “di estenderne l’applicazione anche alle minacce in tempo di pace e a quelle legate al cyberspazio“.

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