Nel testo si prevede che “le forze armate svolgano compiti specifici, oltre che in circostanze di pubblica calamità e in altri casi di straordinaria necessità e urgenza anche in circostanze di crisi avvalendosi degli strumenti cibernetici e spaziali”.
Più Difesa nel cyberspazio
Più poteri alla Difesa nel cyberspazio e l’organizzazione di un gruppo di ‘hacker di Stato‘, formato da militari e tecnici esterni specializzati. Sono questi i principali punti, secondo la Repubblica, del Disegno di Legge che ha come primo firmatario il Presidente della Commissione Difesa, Nino Minardo (Forza Italia).
Nel testo, come ha scritto Antonio Fraschilla, sempre su la Repubblica, si prevede che le Forze Armate “svolgano compiti specifici“. Questo, in circostanze di pubblica calamità e in altri casi di straordinaria necessità e urgenza, come pure “in circostanze di crisi avvalendosi degli strumenti cibernetici e spaziali“.
La misura riprende le volontà di riforme che a più riprese ha espresso il Ministro Guido Crosetto in un contesto di guerre ibride e di sfide che su più fronti stanno impegnando l’Italia. Il tutto, considerando le stesse ‘vulnerabilità sistemiche’ che l’Agenzia per la cybersicurezza nazionale (ACN) ha a più riprese evidenziato.
Per questo, si sta strutturando normativamente la fattispecie secondo cui, nei casi di attacchi informatici, i militari possano intervenire direttamente. L’obiettivo rendere il dominio cibernetico il quarto comparto della Sicurezza Nazionale, dopo Esercito, Marina e Aeronautica.
Autonomia del dominio cibernetico
I militari potranno così avere accesso agli elenchi delle reti strategiche, in questo momento gestiti da Palazzo Chigi attraverso i servizi in capo al sottosegretario Alfredo Mantovano. In questo senso, il Ministero della Difesa sarà così equiparato a Dis, Aise, Aisi e Ministero dell’Interno. Lo stesso Esercito potrà inoltre compiere operazioni informatiche mirati e attacchi e allo scopo potrà anche assumere hacker.
Nel dettaglio, il DdL amplierà le competenze della Difesa in ambito cibernetico , anche in tempo di ‘pace’, riconoscendo il cyberspazio come “un ambiente operativo a sé stante“. Si creerebbe “una struttura ad hoc con un vertice autonomo che risponderebbe solo al Comandante di Stato Maggiore“.
Affinché le azioni di risposta possano essere tempestive, si è proposta la creazione di alcune unità specializzate. E insieme, “l’avvio di corsi di formazione per i militari e l’apertura al contributo di esperti esterni altamente qualificati, garantendo però il coordinamento istituzionale“.
La supervisione rimarrà in capo al Ministero della Difesa, in sinergia con l’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale.
Gli ‘hacker di Stato’
Al capitolo ‘hacker di Stato‘ la prospettiva sarà quella di assumere dei tecnici civili, che lavoreranno al fianco al fianco delle Forze Armate.
Ai sensi dell’articolo 4 del DdL Minardo il personale delle Forze Armate, quando conduce operazioni nel dominio cyber che richiedono specifiche competenze tecniche, avrà una nuova facoltà. Potrà infatti “avvalersi del supporto di soggetti, persone fisiche o giuridiche, specializzati nel settore“.
Si ricercheranno quindi dei professionisti con delle competenze avanzate “in materia di sicurezza informatica, crittografia e analisi delle reti“. La collaborazione tra civili e militari porterà alla formazione di unità specializzate, pronte a reagire e a contrastare i cyber criminali. L’assunzione di esperti esterni rappresenta un’assoluta novità.
La difesa cibernetica è stata affidata fino ad ora quasi esclusivamente al personale interno. In questi termini, l’obiettivo del cambiamento sarà “garantire un livello di protezione più alto, sfruttando le eccellenze tecnologiche del Paese“.














