Come cambia la sicurezza della videosorveglianza? Il ban del Canada alla cinese Hikvision e il ruolo dello Xinjiang

Il Canada ha emesso un ban contro Hikvision, azienda cinese di videosorveglianza, motivandolo come un problema di sicurezza nazionale.

Sale la sfiducia occidentale verso la tecnologia cinese

Il Governo del Canada ha emesso un ban contro l’azienda cinese Hikvision, produttrice di telecamere, cambiando la geo-economia della sicurezza della sorveglianza.

Negli ultimi cinque anni e mezzo Hikvision ha subito numerose sanzioni e restrizioni dagli USA. Sanzioni, motivate dall’uso delle sue apparecchiature di videosorveglianza nella regione dello Xinjiang, dove sarebbero servite per limitare le libertà individuali della locale comunità musulmana.

Sebbene da parte dell’azienda siano arrivate delle smentite, la scelta canadese avrebbe rimarcato i rischi di spionaggio e dipendenza. Per l’Occidente i segnali chiari della tendenza sarebbero stati la legge cinese sull’intelligence e per l’appunto l’uso della tecnologia in Xinjiang.

La decisione di Ottawa ha dunque rafforzato – in un clima sempre più marcato di guerra commerciale – una sfiducia generale verso le tecnologie e i modelli produttivi della Cina.

La complessa questione dello Xinjiang

Il tema dei diritti umani e delle libertà individuali, proprio perché rapportato al comparto della ‘sicurezza nazionale’ può essere un importante vettore geopolitico.

L’Occidente non è nuovo a ‘battaglie’ simili, promuovendo campagne di sensibilizzazione e denuncia contro la sorveglianza di massa sistemica di Pechino. A maggior ragione considerando il contesto della regione autonoma dello Xinjiang, nella Cina Occidentale. E non solo perché queste terre sono state storicamente tra le più povere del Paese.

Da anni, infatti, il Governo centrale cinese considerava quest’area come un retroterra strategico militare per le formazioni armate legate al jihadismo. Conseguentemente, sono state messe in pratica tutta una serie di misure di controllo e ordine pubbliche, non di rado soggette a critiche.

Conseguenza politiche della scelta

Il drastico provvedimento canadese per i “gravi pericoli per la sicurezza nazionale” ha sancito la chiusura delle filiali canadesi di Hikvision. Inoltre, ha tassativamente proibito a tutte le agenzie governative l’acquisto o l’utilizzo dei suoi prodotti.

La Hikvision ha dato una sua risposta, definendo la mossa come “priva di fondamento oggettivo” e “guidata da pregiudizi geopolitici”. Contestualmente ha definito la scelta come priva di “basi fattuali, equità procedurale e trasparenza”, attribuendola a “tensioni geopolitiche più ampie e a un pregiudizio infondato contro le aziende cinesi”.

Più in generale, il Canada si è aggiunto ad un gruppo, insieme a USA, UK e Australia, tutti adottanti delle misure restrittive simili. Anche l’Italia si è confrontata con la presenza di telecamere Hikvision in siti governativi strategici. Persino le istituzioni dell’Unione Europea, pur in mancanza di un divieto generale, hanno manifestato serie preoccupazioni sui pericoli nascosti della tecnologia.

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