Cavi sottomarini sotto attacco da Russia e Cina. Washington scrive ai CEO delle Bigh Tech

Le eventuali responsabilità di Cina e Russia dietro ai sabotaggi contro i cavi sottomarini hanno spinto un gruppo di deputati repubblicani USA a scrivere direttamente alle Big Tech. Da parte loro, hanno ribadito la necessità che si faccia chiarezza sugli episodi.

Washington scrive alle Big Tech

Negli USA, un gruppo di deputati repubblicani ha scritto una lettera alle Big Tech sul ruolo di Russia e Cina nei sabotaggi di dei cavi sottomarini. La lettera, indirizzata agli Amministratori delegati di Meta, Alphabet, Microsoft e Amazon ha chiesto misure operative più efficienti e di risposta agli illeciti.

La materia è geo-politicamente e finanziariamente molto delicata. Una rete invisibile di oltre 500 cavi sottomarini trasporta infatti oltre il 99% del traffico dati intercontinentale e supporta l’economia digitale mondiale. Ogni giorno, oltre 10.000 miliardi di dollari attraversano silenziosamente i fondali oceanici.

Tra gli estensori della nota sono figurati John Moolenaar (capo di una commissione parlamentare sulla Cina) Carlos Gimenez e Keith Self, che presiedono le sottocommissioni. Lo ha scritto la Reuters, che ha riportato il testo dell’appello.

Nella lettera si legge che: “Un numero crescente di evidenze indica un modello di attività malevola coordinata. Un modello, riconducibile alla Repubblica Popolare Cinese e alla Federazione Russa, finalizzata a colpire i cavi dispiegati nelle acque del Mar Baltico, dell’Indo-Pacifico e di altre aree strategiche”.

Necessaria una mappatura più precisa dei casi

Secondo quanto ha riportato la stessa Reuters, nel documento si chiede alle Big Tech la disponibilità a fornire informazioni più dettagliate, sui diversi ambiti.

In primo luogo, sulle quali misure di sicurezza e prevenzione siano adottate per affrontare ogni tipo di minaccia o attacco alle infrastrutture critiche sottomarine. E insieme, se le stesse compagnie siano a conoscenza – e in quali tempistiche – di attacchi già avvenuti o di anomalie nel funzionamento dei sistemi di connettività oceanici. I quali attacchi, siano eventualmente riconducibili all’azione di entità esterne.

Da parte loro, gli Amministratori delegati delle aziende indicate avranno hanno tempo fino all’8 agosto per comunicare le loro conoscenze. Fossero anche ‘solo’ dei sospetti. Che si tratti di sabotaggi cinetici di hardware, fino a tutte le altre irregolarità che hanno richiesto delle forme di manutenzione o ripristino.

I timori USA

In un contesto geopolitico sempre più complesso – con l’affermazione dei conflitti ibridi – la sicurezza delle informazioni e delle telecomunicazioni non può prescindere da quella dei cavi.

Da tempo il Congresso degli USA ha preso e indirizzato la questione molto seriamente. Secondo loro, infatti, è pieno di attori esterni – tutti riconducibili a Cina e Russia – che stanno operando per destabilizzare la rete di connettività globale. Una rete sostenuta dai 400 cavi sottomarini al momento operativi e su cui passa oltre il 90% del traffico dati Internet mondiale.

Soltanto la scorsa settimana, il presidente della Federal Communications Commission, Brendan Carr, ha dichiarato che l’agenzia voterà a breve una particolare proposta di regolamento. La quale, servirà per vietare la partecipazione di aziende cinesi alla costruzione di nuovi cavi che approdano negli Stati Uniti.

Queste le parole di Carr nel merito: “I cavi sottomarini sono gli eroi silenziosi delle comunicazioni globali. Abbiamo visto minacce crescenti da parte di avversari stranieri, come la Cina. Stiamo quindi intervenendo per proteggere questi collegamenti da proprietà e accessi esteri ostili”.

Tempi più rapidi di intervento per il futuro

A fronte dell’aumento del numero e della lunghezza dei cavi (entro il 2040 la rete globale crescerà del 48%, superando i 2,4 milioni di chilometri) si rimodulano le esigenze. I tempi di reazione e di risposta dovranno necessariamente diminuire.

Da qui, per aumentare la sicurezza di questi sistemi – oltre al raddoppio delle loro capacità – si sta puntando sulla creazione di reti ibride che combinano fibra terrestre e cloud. E soprattutto, sull’aumento della flotta di navi riparatrici, che ad oggi ammontano ad appena 22 in tutto il Mondo.

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