AI, gli Usa studiano nuove misure per contrastare la tecnologia cinese

L’AI è ormai uno dei principali terreni di confronto strategico tra le due potenze.

L’AI cinese preoccupa gli Usa, visto che i modelli “rivali” sono sempre più diffusi anche tra le aziende americane. Per questo il Congresso e l’Amministrazione Trump stanno valutando possibili misure per limitarne l’utilizzo. Un nuova, ennesima fase del confronto geo-economico e tecnologico tra Washington e Pechino.

L’intelligenza artificiale è ormai uno dei principali terreni di competizione strategica tra le due superpotenze“, rimarcano gli analisti. I nuovi modelli, sempre più potenti, sono infatti uno strumento fondamentale per la Difesa.

Negli ultimi mesi la tecnologia cinese ha ridotto sensibilmente il divario prestazionale rispetto ai concorrenti statunitensi, offrendo allo stesso tempo costi di utilizzo decisamente inferiori. Questo vantaggio economico sta convincendo un numero crescente di imprese americane a integrarli nei propri servizi.

Le accuse di Trump

Due mesi fa il Governo americano ha accusato entità cinesi di condurre campagne su scala industriale per appropriarsi delle tecnologie di AI sviluppate negli Usa. I timori sono ovviamente tecnologici, ma non mancano preoccupazioni ideologiche, legate “alla diffusione di propaganda e del modello politico cinese“.

Nel medesimo contesto, sottolinea CNBC, ha annunciato “l’intenzione di individuare strumenti per chiamare gli attori stranieri a rispondere di tali attività“.

Parallelamente comunque, anche le autorità cinesi starebbero valutando restrizioni all’accesso internazionale ai propri modelli di AI più avanzati.

L’indagine del Congresso

L’aumento dell’adozione di modelli cinesi ha spinto la Commissione Homeland Security della Camera dei Rappresentanti e la Select Committee on China ad avviare un’indagine congiunta. Tra i primi passi dell’inchiesta, i vertici delle due Commissioni hanno inviato richieste di chiarimento ad alcune aziende per comprendere il livello di utilizzo o di esposizione ai modelli sviluppati in Cina.

Sebbene alcuni enti governativi degli Usa abbiano già vietato l’utilizzo di modelli di AI cinese, come DeepSeek, al momento non esiste alcun divieto generale per le aziende private.

Anzi, diversi dirigenti della Silicon Valley hanno apertamente sostenuto l’impiego dei modelli cinesi come strumento per ridurre i costi operativi, vista la loro competitività.

Le contromisure allo studio

L’indagine parlamentare non punta “soltanto a comprendere la diffusione dei modelli cinesi“, ma anche a verificare se gli Usa dispongano di “una strategia adeguata per offrire valide alternative domestiche“.

Il Congresso vuole infatti capire se le aziende americane e gli esperti di cybersicurezza siano oggi costretti ad effettuare una scelta. In particolare, tra modelli statunitensi più costosi o soggetti a maggiori restrizioni e alternative cinesi economiche ma altamente performanti.

Andy Ogles, Presidente della sottocommissione sulla cybersicurezza e la protezione delle infrastrutture, ha ribadito la necessità di un piano che renda la tecnologia Usa realmente un’alternativa a quella cinese.

A suo giudizio, se i sistemi di AI più economici, potenti e facili da utilizzare continueranno a provenire dalla Cina, si arriverà ad un punto di non ritorno. Tale che il resto del mondo finirà inevitabilmente per costruire le proprie applicazioni su quella base tecnologica.

Le difficoltà di un eventuale divieto

Gli esperti ritengono tuttavia che limitare concretamente la diffusione dei modelli cinesi sarà estremamente complesso. Una possibile strada potrebbe essere quella di vietarne l’utilizzo negli appalti federali. Si imporrebbe in quel caso alle agenzie governative e alle aziende che lavorano per il Governo statunitense il divieto di impiegare modelli di AI sviluppati in Cina.

Un divieto totale, però, appare difficilmente applicabile. Molti di questi modelli sono infatti open source , liberamente disponibili online, rendendo praticamente impossibile impedirne la distribuzione. Inoltre, “eventuali restrizioni potrebbero scontrarsi con le tutele garantite dal Primo Emendamento della Costituzione americana“.

Tra le opzioni più realistiche figurano requisiti più stringenti negli appalti pubblici e una maggiore attività di informazione rivolta alle imprese sui potenziali rischi di sicurezza sulle tecnologie sviluppate in Cina.

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