AI e sicurezza nazionale: il caso Anthropic

Il punto centrale non riguarda soltanto la tecnologia, ma il ruolo dello Stato nella distribuzione dell’accesso.

Risale allo scorso venerdì la decisione del Dipartimento del Commercio Statunitense di consentire nuovamente l’utilizzo dei sistemi più avanzati di Anthropic, come Mythos 5 e Fable 5. Tuttavia, il governo Trump ha autorizzato solamente alcune organizzazioni Statunitensi, considerate affidabili e attive in settori critici come infrastrutture e cybersecurity. La decisione sembra quindi non rappresentare una liberalizzazione, ma una redistribuzione selettiva dell’accesso.

È importante sottolineare come questa nuova apertura segua un ciclo di restrizioni e revisioni rapide, con interventi governativi che hanno oscillato tra blocchi totali e riaperture parziali in pochi giorni, segnalando una situazione ancora instabile e altamente reattiva.

Questo intervento dell’amministrazione Trump, ovvero autorizzare una riapertura limitata dell’accesso ai modelli più avanzati di Anthropic, sembra inserirsi in una traiettoria ormai consolidata: l’intelligenza artificiale viene trattata sempre di più come una tecnologia strategica, soggetta a logiche di sicurezza nazionale.

Dalla sospensione alla riapertura selettiva

La recente decisione arriva subito dopo alla sospensione più ampia introdotta a metà giugno. Il governo statunitense aveva infatti imposto il blocco dell’accesso ai modelli avanzati di Anthropic per utenti stranieri e per dipendenti della stessa azienda che non abbiano cittadinanza statunitense, citando rischi legati alla sicurezza nazionale.

L’ordine ha avuto effetti immediati e globali: per ragioni tecniche legate all’impossibilità di filtrare in modo granulare la nazionalità degli utenti, Anthropic aveva disattivato i modelli anche per utenti non direttamente coinvolti dalla restrizione.

Solamente pochi giorni fa, dopo negoziazioni con le autorità federali, è stata autorizzata questa riapertura parziale basata su criteri di affidabilità e funzione strategica delle organizzazioni coinvolte. Il risultato è un modello di governance ibrido, in cui l’accesso non è più uniforme, ma filtrato dall’amministrazione Trump.

Lo Stato come gatekeeper dell’accesso

Il punto centrale non riguarda soltanto la tecnologia, ma il ruolo dello Stato nella distribuzione dell’accesso. La governance dell’AI sta evolvendo da un modello basato su policy aziendali a un sistema in cui le autorità pubbliche intervengono direttamente nella selezione degli attori autorizzati all’uso dei modelli AI più sofisticati.

Nel caso Anthropic, il Dipartimento del Commercio non si limita a supervisionare il mercato: definisce chi può accedere ai sistemi, in quale contesto e con quali limitazioni. Questo si inserisce in una dinamica più ampia di securitizzazione tecnologica, in cui si vede progressivamente l’AI con una prospettiva di sicurezza nazionale e non più solamente come prodotto commerciale.

Dual-use e tensioni con il settore difesa

La natura dual-use dei modelli più avanzati di AI rende questo processo particolarmente sensibile. Con il termine dual-use si intende il fatto che le stesse capacità che abilitano analisi difensive avanzate, come questi modelli, possano essere utilizzate in contesti di difesa o offesa, riducendo la separazione tra supporto decisionale e operazioni.

Fino a qualche anno fa, le capacità dual-use dei modelli AI erano solamente state teorizzate. Tuttavia, i progressi raggiunti negli ultimi due anni hanno reso queste capacità una possibilità reale. Per esempio, l’uso di AI per produrre codici di malware è ad oggi una minaccia concreta. Nel Novembre 2025, Anthropic ha riportato di aver individuato e fermato la prima campagna di cyber-spionaggio autonoma, interamente portata avanti da un modello AI.

In questo contesto si colloca anche il recente disallineamento tra Anthropic e l’amministrazione Trump, per quanto riguarda l’uso di modelli AI per finalità militari. Sin dall’inizio dell’anno, l’azienda ha mantenuto policy esplicite che vietano l’utilizzo dei propri modelli per sistemi d’armi autonome letali (LAWS) e per forme di sorveglianza di massa.

Il Pentagono aveva invece insistito per un’integrazione più estesa dei modelli nei propri sistemi, inclusi contesti classificati, affermando che avrebbe avuto intenzione di usare la tecnologia per qualunque scopo legale. Anthropic non aveva ceduto alle richieste, minacciando di fare causa al “Department of War” statunitense, ovvero il ministero della difesa.

L’amministrazione Trump aveva quindi risposto definendo Anthropic un rischio alla supply chain Americana, ordinando alle agenzie federali e agli appaltatori militari di interrompere qualunque business con l’azienda. Per quanto ad ora sembra si sia trovato un punto d’incontro, le tensioni con il Dipartimento della difesa si collocano in una negoziazione più ampia, tra attori pubblici e privati, sull’influenza della sicurezza nazionale nella governance dell’intelligenza artificiale.

Chip AI

Implicazioni per l’Europa

Per l’Unione Europea, la traiettoria che emerge dal caso Anthropic evidenzia una tensione strutturale tra capacità normativa e capacità tecnologica. Le decisioni chiave sull’accesso a nuovi modelli AI vengono sempre più definite all’esterno del perimetro europeo, in particolare negli Usa, dove questo caso dimostra come l’intelligenza artificiale si stia integrando con le politiche di sicurezza nazionale.

In questo contesto, l’Europa mantiene un ruolo regolatorio significativo, come dimostrato dall’AI Act, ma non dispone di un controllo equivalente sulle infrastrutture né sui modelli AI di più avanzati. Ne deriva una forma di dipendenza che non riguarda soltanto l’accesso ai sistemi, ma anche la loro disponibilità e condizioni d’uso, sempre più determinate da decisioni prese in altre giurisdizioni.

La segmentazione dell’accesso osservata nel caso statunitense amplifica questa dinamica. L’accesso ai modelli diventa un ulteriore livello di governance esterna, che si somma alle dipendenze già esistenti su cloud e semiconduttori, settori nei quali l’Europa mantiene un ruolo limitato rispetto a Usa e Asia.

In questo scenario, la governance europea dell’intelligenza artificiale rischia di svilupparsi in modo avanzato sul piano normativo, ma disallineato rispetto al controllo effettivo delle capacità tecnologiche che intende regolamentare.

Conclusione

Il caso Anthropic mostra come la governance dell’intelligenza artificiale sia ormai diventata parte integrante delle politiche di sicurezza nazionale, più che un ambito separato di regolazione tecnologica. La decisione dell’amministrazione Trump di limitare, sospendere e poi riaprire in modo selettivo l’accesso ai modelli più avanzati evidenzia un approccio in cui il controllo non riguarda solo lo sviluppo dell’AI, ma soprattutto la sua distribuzione.

Le tensioni con il settore della difesa e la natura dual-use dei modelli rafforzano questa dinamica, trasformando l’AI in una componente direttamente intrecciata alle decisioni legate alla sicurezza nazionale. Il risultato è un sistema in cui l’accesso ai modelli non è più una condizione tecnica, ma una variabile politica.

La frammentazione che ne deriva non riguarda soltanto il caso statunitense, ma si riflette su scala globale, contribuendo a ridisegnare la posizione di attori come l’Unione Europea, sempre più esposti a decisioni prese al di fuori del proprio perimetro tecnologico e politico.

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